Palermo, 14 ott.- (Adnkronos) - "Gli innumerevoli morti, uomini, donne, bambini, che sono seppelliti nel Mediterraneo con la loro speranza di vita e di libertà, scuotono le nostre coscienze con il loro grido di giustizia. Che il nostro silenzio e la nostra inerzia non vanifichino il loro sacrificio". E' quanto scrivono in una nota i vescovi siciliani che si sono riuniti per la consueta sessione autunnale a Siracusa nel 60esimo anniversario della lacrimazione della Beata Vergine Maria. "Questi morti, e le migliaia che negli anni sono stati travolti in queste acque, chiedono verità, giustizia e solidarietà. È ora di abbandonare lipocrisia di chi continua a pensare che il fenomeno migratorio sia unemergenza che si auspica ancora di breve durata. La consapevolezza che spregiudicati criminali speculano sul dolore di persone in fuga dalle persecuzioni e dalle guerre non può far pagare a questi ultimi la malvagità dei mercanti di morte. Il grido di aiuto e la domanda di soccorso non possono lasciare freddi o indifferenti noi e quanti, per cultura e per sensibilità, sentiamo forte a partire dal Vangelo il senso dellaccoglienza e del dialogo", dicono i prelati dell'isola. "Noi, Vescovi di Sicilia, abbiamo trattato i temi concernenti la vita delle nostre Chiese. Da un lato, abbiamo avuto presente la catastrofe sconvolgente dei naufraghi nelle acque di Lampedusa e, dallaltro, i giovani che abbiamo incontrato in unesperienza di fraternità e di comunione - spiegano - In questa città è stato immediato riandare con la memoria allapostolo Paolo, qui approdato da Malta e rimasto per tre giorni e rivivere con lui, attraverso il racconto del libro degli Atti degli Apostoli, la forte tensione drammatica delle sciagure in mare con gravissimi e ripetuti rischi per la vita. Ci siamo lasciati interrogare dalle migliaia di persone morte nel nostro mare Mediterraneo, provocati dai gesti e dalle parole di Papa Francesco nel corso della sua visita a Lampedusa dell8 luglio scorso". "Il Papa continua a riproporci linterrogativo: Dovè tuo fratello? e torna a metterci in guardia dalla globalizzazione dellindifferenza che ci rende tutti «innominati», responsabili senza nome e senza volto - dicono i vescovi - E di fronte a tanti morti non ci siamo sottratti alla nostra responsabilità pastorale per rivolgere una parola accorata ai fedeli e alle persone di buona volontà". E ancora: "La gente di Lampedusa, alla quale va la nostra gratitudine e la nostra ammirazione per linstancabile apertura di cuore nei confronti di quanti hanno cercato approdo tra loro, ha mostrato al mondo il valore e lefficacia dei gesti semplici e significativi del quotidiano: la vicinanza, il soccorso, il pianto, la collera, la pazienza. E nello stesso tempo ha dimostrato linutilità controproducente di talune risposte istituzionali che non hanno contribuito a risolvere il problema, ma anzi hanno moltiplicato il numero delle vittime". (segue)




