(Adnkronos) - La regola, osserva la Cassazione, non vale per il guardaroba "di consistente valore economico". Spiega infatti la Suprema Corte che "l'adozione, da parte di alcuni detenuti, di un vestiario particolarmente pregiato ed anche francamente lussuoso, adatto ad altri ambienti e scenari, sicuramente darebbe origine a contrasti e gravi disarmonie nella popolazione carceraria, e sarebbe di intralcio (si pensi solo alla necessità di plurimi cambi d'abito nella stessa giornata) nella scansione esplicativa delle normali attività intramurarie". Senza trascurare, aggiunge la Cassazione, che "l'adozione di vestiario di lusso - che sarebbe possibile solo da parte dei detenuti particolarmente facoltosi - non solo altererebbe la tendenziale 'par condicio' che deve presiedere alla condizione carceraria, che non può sopportare ingiustificate distinzioni nell'esecuzione della pena, ma finirebbe anche per riproporre ed esaltare in ambito carcerario posizioni di predominio". Cosa che non deve accadere in nessun carcere. "Non può poi non riconoscersi - avverte piazza Cavour - che il vestiario che solo un boss può permettersi, che lo ha contraddistinto in libertà, e che un mero affiliato non si sarebbe mai ardito di indossare (per rispettare ineludibili gerarchie interne), costituirebbe motivo di distinzioni, di vassallaggi, ossequi e invidie, e simili gravi turbative pericolose per l'ordine e la sicurezza, quanto meno interne". Dunque, mai più lusso dietro le sbarre.




