Agrigento, 21 ott. - (Adnkronos) - "Che senso ha dire che i profighi morti nel naufragio di Lampedusa sono cittadini italiani? Sono cittadini eritrei, punto e basta. Non sarebbe più logico che ad avere la cittadinanza italiana fossero i sopravvissuti al terribile naufragio?". E' quanto dice all'Adnkronos una giovane eritrea, Rauhwa, che da 17 anni vive in Italia. Rauhwa partecipa insieme ad altri eritrei alla commemorazione delle vittime del naufragio di Lampedusa in corso a San Leone (Agrigento). "Quando ho sentito il premier Letta fare quelle dichiarazioni -spiega la giovane che tiene in mano una margherita bianca- ho fatto un balzo. Ma che cosa vuol dire? Non sono i morti che hanno bisogno della cittadinanza sono gli eritrei vivi che hanno bisogno di mangiare, di dormire e di un lavoro". La giovane, che parla un ottimo italiano, è arrivata nel nostro Paese 17 anni fa "ma non con un barcone -spiega- sono venuta con l'aereo con il visto turistico". A portarla oggi ad Agrigento è stato un pullman pagato dall'ambasciata eritrea. "Non capisco tutte queste polemiche sull'ambasciatore presente ad Agrigento -dice ancora Rauhwa- è stato l'ambasciatore a pagarci i pullman per venire qui. Siamo arrivati da Roma, Bologna, Milano e Firenze". E alla domanda se ha un parente morto nel naufragio risponde: "noi siamo tutti parenti...".




