Roma, 22 ott. (Adnkronos Salute) - Bloccare la pubertà nei bambini che manifestano sintomi di transessualità. Un'ipotesi terapeutica, quella che arriva dal Careggi di Firenze, destinata a sollevare polemiche. Anche alla luce della richiesta di diagnosi precoce, avanzata dall'ospedale alla Regione. Disforia di genere. E' questo il nome di un disturbo che si presenta come un forte e persistente desiderio di identificarsi con il sesso opposto, piuttosto che il sesso biologico. I segni di sofferenza si palesano fin dalla tenera età, quando un bambino vuole giocare e vestirsi da femmina (o viceversa), o si rifiuta, per esempio, di urinare secondo le norme sessuali. Ma la possibilità di diagnosi arriva solo con l'adolescenza, quando comincia un percorso lungo e difficile, che può concludersi con dolorosi interventi chirurgici. In questo contesto - riporta oggi il Corriere Fiorentino - si inserisce la richiesta di diagnosi precoce, avanzata dal reparto di Medicina della Sessualità e Andrologia del Careggi, diretto da Mario Maggi. "Ci sono farmaci - sostiene Maggi - che bloccano la pubertà precoce, noi abbiamo chiesto l'autorizzazione ad estenderli sulla pubertà 'inadeguata'. In questo modo possiamo indirizzare la pubertà verso il sesso a cui il paziente si sente davvero di appartenere". E' un modo, continua il professore, per risparmiare al paziente molte sofferenze. La terapia ormonale è infatti "reversibile, rispetto all'irreversibilità di un intervento chirurgico". (segue)




