Roma, 21 dic. - (Adnkronos) - "Situazioni e condizioni quelle che vivono gli immigrati nei Cie italiani talmente disumane che portano ad azioni di rivolta, di autolesionismo come appunto cucirsi la bocca. E' un modo per farsi sentire, per far capire come vivono, per ribellarsi ad una condizione di discriminazione e di razzismo". Lo afferma all'Adnkronos Filippo Miraglia, responsabile Arci per l'immigrazione, in merito ai quattro magrebini che al Cie di Ponte Galeria a Roma, si sono cuciti la bocca in segno di protesta per il prolungato periodo di permanenza nel centro. "Gli immigrati vivono per mesi in questi centri, in condizioni difficilissime, e non capiscono neanche perche'. - continua Miraglia - I Cie sono luoghi al di fuori della Costituzione e della legge e in questi giorni abbiamo assistito ad altri atti gravi come il suicidio del ragazzo eritreo nel centro a Mineo o le scandalose immagini a Lampedusa". "Questo governo dovrebbe prendere atto che sul versante delle politiche dell'immigrazione ha fallito - aggiunge - e deve riportare gli stranieri, gli immigrati all'interno di un quadro costituzionale come previsto dall'art. 3. Se non si corre ai ripari per fermare questa spirale di morte e ingiustizie - conclude - non ci si potra' meravigliare se ci saranno altri atti eclatanti e anche piu' gravi".




