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Immigrati: superstiti naufragio, somalo era nostro carceriere

domenica 10 novembre 2013
Immigrati: superstiti naufragio, somalo era nostro carceriere

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Palermo, 8 nov.- (Adnkronos) - Vittime e carnefice insieme, a pochi metri di distanza, 'ospiti' dello stesso Centro d'accoglienza di Lampedusa. Da un lato, Elmi Mouhamud Muhidin, nato a Beledweyn, in Somalia 25 anni, e dall'altro il gruppo di profughi eritrei, sopravvissuti al terribile naufragio del 3 ottobre scorso, in cui morirono 366 migranti davanti alla costa di Lampedusa. Muhidin, arrestato all'alba di oggi dalla Squadra mobile di Palermo e di Agrigento, e' accusato di reati gravissimi: dalla violenza sessuale al sequestro di persona a scopo di estorsione, dall'associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento della immigrazione clandestina, fino alla tratta di persone. Secondo gli inquirenti, il somalo, nel luglio scorso avrebbe rapito in mezzao al deserto un gruppo di eritrei, che poi sarebbero partiti a bordo della barca maledetta. La conferma arriva dalla viva voce di una delle superstiti, una ragazza eritrea di diciotto anni che da quest'uomo e' stata violentata, insieme con altri somali e miliziani libici. L'uomo ha bloccato i circa 130 eritrei al confine tra Sudan e Libia e ccondotto, sotto la minaccia della armi, in una casa, quella che il procuratore aggiunto di Palermo Maurizio Scalia, che ocn il pm Geri Ferrara ha condotto l'indagine, chiama "campo di concentramento". "E' lui quello che era in possesso di tutte le chiavi di quella casa, comprese quelle degli armadi che custodivano le armi, inoltre mentre eravamo rinchiusi aveva la funzione di comandante di altri cinque soggetti anch'essi in possesso di armi da fuoco - racconta la ragazza ai poliziotti - Preciso che il somalo di cui parliamo ha contattato personalmente tutti i nostri familiari per la richiesta del riscatto, e che armato di pistola, ci ha minacciato più volte e ci ha fatto colpire con dei manganelli dai suoi uomini anche per motivi futili". Secondo gli investigatori il somalo era un vero e proprio 'carceriere' degli eritrei in attesa di partire. (segue)