Roma, 21 apr. (Adnkronos) - La Guardia di Finanza di Ancona ha constatato il mancato versamento di Iva per 480.898 euro al termine di una verifica nei confronti di una societa' di capitali operante nel settore del trattamento e rivestimento dei metalli nella zona di Castelfidardo. E' stata quindi data esecuzione al sequestro preventivo di conti bancari e immobili per lo stesso importo a carico del suo rappresentante legale. La misura cautelare e' stata disposta dal GIP del Tribunale di Ancona, Carlo Cimini, su richiesta del Pm Andrea Laurino, che ha coordinato gli accertamenti svolti dai finanzieri della Tenenza di Osimo, i quali hanno verificato "che negli anni 2008, 2009 e 2010 la societa' ha operato illegalmente appropriandosi, con sistematicita', dell'iva incassata dai clienti. Metodo questo -rileva una nota- utilizzato per autofinanziarsi con l'imposta che invece doveva essere versata all'erario". Il controllo "ha inoltre permesso di appurare un altro espediente utilizzato dall'amministratore per rendere meno agevole l'immediata constatazione della violazione in sede di controllo formale delle dichiarazioni da parte dell'Amministrazione finanziaria. In questo senso, provvedeva ad esporre, nelle specifiche voci delle stesse dichiarazioni, versamenti periodici dell'Iva in realta' mai effettuati, spingendosi addirittura a indicare importi superiori a quanto dovuto in modo da andare a credito d'imposta a fine di ciascun esercizio". E' quindi scattata la procedura per la cosiddetta 'confisca per equivalente' che ha comportato il sequestro da parte delle Fiamme Gialle di disponibilita' finanziarie per 50.000 euro circa depositati presso le banche e 7 immobili, di cui uno a Castelfidardo, due a Numana e 4 a Porto Recanati. La norma prevede che il sequestro dei beni venga effettuato non solo nei confronti del patrimonio societario, ma anche di quello personale dell'autore del reato tributario, fino a copertura dell'ammontare dell'evasione o del danno all'erario accertato; e cio' senza dover preventivamente dimostrare che i beni oggetto di sequestro siano frutto diretto dell'attivita' illecita sul piano fiscale. "In caso di condanna definitiva -conclude la nota- le disponibilita' oggi cautelate confluiranno nel Fondo Unico Giustizia, gestito dalla Equitalia Giustizia Spa".




