(Adnkronos) - E ancora: "manca un luogo di culto, come emerge dai racconti dei migranti, cosi' come e' del tutto assente l'assistenza legale, anche per i richiedenti asilo (36), alcuni dei quali, in attesa dell'esito della richiesta, sono stati trasferiti qui dal Cie di Serraino Vulpitta. Secondo i rappresentanti dell'ente gestore esisterebbe una lista d'avvocati d'ufficio che pero' non e' pubblica e dunque difficilmente accessibile ai migranti". Attualmente - informa l'Arci - i trattenuti sono 190, a fronte di una capienza massima di 204 persone. Il periodo di detenzione medio e' di 5 mesi, ma alcuni sono rinchiusi gia' da 8 mesi.(segue) "La stragrande maggioranza dei trattenuti nel Cie - descrive l'Arci - sono tunisini privi di documenti e non identificati dal loro consolato. Molti provengono dal carcere, altri sono trattenuti perche' il permesso di soggiorno e' scaduto o hanno perso il lavoro, nonostante alcuni siano sposati con italiane, abbiano figli nati in Italia e vi risiedano da piu' di dieci anni". "Una situazione intollerabile, che l'Arci ha piu' volte denunciato e che l'opinione pubblica deve essere messa in condizione di conoscere". Di qui - ricorda la nota - l'importanza della Campagna 'Open Access Now' promossa in Europa e in Italia per la liberta' di informazione sui Centri e per il diritto alla trasparenza. Ma questo non basta. La realta' constatata nei pochissimi luoghi di detenzione in cui e' stato concesso di entrare - ammonisce l'Arci - rappresenta uno sfregio alla democrazia. I Cie vanno chiusi, il diritto ripristinato. Vanno trovate subito soluzioni alternative per le persone prive di documenti, nel rispetto della legalita' democratica e di quella umanita' la cui perdita ha gia' prodotto in passato danni irreparabili".




