Era partito quasi in sordina, questo Salone del libro. Un’edizione che sembrava un po’ ingessata. Un po’ felpata. Ma poi, finalmente, è arrivata la svolta. Perché a Torino sono sbarcati tutti i guru del progressismo nostrano, i compagni pensanti, e come di consueto ci hanno regalato perle non da poco. I temi trattati? Sempre i soliti: Gaza e le destre. Le destre e Gaza. A volte mischiandoli tra loro nel consueto indigeribile frullato militante. Da Roberto Saviano a Massimo Giannini, da Tomaso Montanari a Zerocalcare, i big c’erano praticamente tutti. Ma il premio perla dichiarazione più surreale spetta a Pablo Trincia, giornalista, scrittore e volto tv. Il quale, ça va sans dire, ha lungamente parlato di Gaza. «Sono stato male», ha spiegato, «questa storia ha fatto male a tutti noi... vedere ogni giorno queste immagini mi ha fatto capire che avevo l’urgenza di tornare a fare terapia perché a un certo punto era diventata una cosa ossessiva...». Ora, andare in terapia è una roba seria, naturalmente, ma questo racconto fa capire che per tanti pro-Pal, ormai, la questione non è più politica ma clinica. $ diventata un’ossessione, appunto, che probabilmente ha anche poco a che fare con quello che sta effettivamente succedendo in Medio Oriente.
«A un certo punto», ha raccontato Trincia, «ero in cucina, col telefono in mano, e ho scritto: qui siamo di fronte a un genocidio. E sono stato cinque minuti a guardare lo schermo e a dire: lo pubblico o non lo pubblico? Perché questo è un bivio e qualsiasi strada prendi non torni più indietro. Perché genocidio era la parola che non si poteva pronunciare...». Ecco. Anche qui, è comprensibile essere coinvolti da quello che succede nel mondo, è naturale l’empatia verso le vittime delle guerre (anche se tanti si commuovono solo per alcune vittime), ma verrebbe da dire: caro Pablo, rilassati, il futuro del Medio Oriente non dipende dal fatto che pubblicherai o meno un post sui tuoi social... Il resto è la sfilata degli altri guru. Maurizio De Giovanni ha parlato anche lui di guerra, un po’ indignato perché «un caso di 20 anni fa come quello di Garlasco ci interessa di più dei bombardamenti». E su Garlasco e la destra (proprio così) si è soffermato pure Roberto Saviano: «Tutti informati, tutti con un’opinione. Del resto il true crime non ti chiede di prendere posizione.
Chi si interessa invece del processo di Cutro, dove forse potrebbe venire fuori che la strage in mare è stata causata da un ordine venuto dall’alto, che ha imposto di non andare a soccorrere bambini che sono morti nel buio e tra le onde urlando la parola mamma?». E poi: «Sentite più parlare del caso Delmastro? Un caso che avrebbe potuto far cadere il governo». Insomma, se vi interessa la storia di Stasi e Sempio, sappiate che è una manovra delle destre per distrarvi dal caso Delmastro... E ancora. Zerocalcare si è commosso ripensando al G8 di Genova del 2001: «Non esiste alcun mio prodotto in cui non ci sia almeno un riferimento al G8, mi ha segnato molto. Ridisegnare la copertina del libro “Nessun rimorso” (antologia a fumetti sul G8, ndr) mi ha fatto venire un groppo alla gola, ho pensato che questa storia non l’archivierò mai». Massimo Giannini e Annalisa Cuzzocrea hanno discusso della “sciamana” Meloni (ne scrive qui di fianco Corrado Ocone). Mentre Tomaso Montanari ha presentato il suo libro, “La continuità del male”, criticando la visione della donna proposta dalla destra italiana (una visione così reazionaria che c’è voluta la destra per avere la prima donna premier). Insomma, meno male che Giorgia c’è. Altrimenti, di cosa si parlerebbe al Salone del libro?




