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Il capolavoro di pietra costruito per parlare agli uomini di questo tempo

Nel centenario della scomparsa del suo ideatore, il Papa benedirà l’ultima torre della basilica di Barcellona sorta come reazione artistica del mondo cattolico alle ideologie dell’Otto-Novecento
di Antonio Soccidomenica 7 giugno 2026
Il capolavoro di pietra costruito per parlare agli uomini di questo tempo

5' di lettura

L a basilica della Sagrada Famìlia di Barcellona, che Leone XIV visiterà il 10 giugno, a cento anni dalla morte di chi la progettò, Antoni Gaudì, è il capolavoro architettonico più geniale dei tempi moderni. Insegna al mondo clericale come costruire le chiese (quelle moderne di solito sono penose). E insegna pure come si costruisce “la” Chiesa a una gerarchia bergogliana molto confusa.
Ad esempio, per i grandi raduni con il Papa a Madrid, invece dei confessionali (che nelle Giornate della gioventù hanno lunghe file), si sono allestiti degli “spazi di ascolto” gestiti da operatori laici. Ma la gloriosa bellezza della Sagrada Familia insegna altro. Non a caso il suo vero nome è “Tempio espiatorio della Sacra Famiglia”. Focalizza la solitudine umana e il bisogno di perdono e di riconciliazione con Dio. L’abbraccio del Padre. Dice che nella Chiesa c’è la salvezza eterna degli uomini. Chiara Curti, nel libro Gaudì vivo (Ares), ricorda che «le chiese espiatorie sono quelle che vengono costruite unicamente grazie alle elemosine dei fedeli» e questa «è una formula tradizionale che incontriamo in tutti i secoli, diffusa in tutto l’Occidente, dalle prime cattedrali medievali fino a oggi».

Gaudí, in un suo scritto, ricorda il Duomo di Milano e la cattedrale di Colonia costruiti, spiega Curti, grazie alla partecipazione del popolo con secoli di elemosine. Infatti la loro costruzione si protrae per secoli e si affida non alla sicurezza di un finanziamento umano preventivo, ma alla Divina Provvidenza che tocca e converte i cuori. La costruzione del tempio materiale così va di pari passo con la costruzione spirituale della Chiesa. L’elemosina, offerta come penitenza per il perdono dei propri peccati, scandalizza i moralisti, ma ha un senso umano profondo (dare qualcosa di sé, qualcosa che ha un valore, per riparare un male compiuto) ed ha fondamenti evangelici: san Pietro scrive che «la carità copre una moltitudine di peccati». Lo imparò da Gesù che, nell’episodio della peccatrice che gli aveva profumato i piedi, disse: «Le sono perdonati i suoi molti peccati» (Lc 7,47).

La vicenda della Sagrada Famìlia fa capire la nostra storia moderna: il tempo della scristianizzazione. La seconda metà dell’Ottocento infatti dà inizio all’epoca delle rivoluzioni. Nel 1848 scoppiano in Europa quelle liberali e nazionali che cominciano a demolire l’ordine scaturito dal Congresso di Vienna (distrutto definitivamente dalla prima guerra mondiale).
Al tempo stesso nel 1948 esce il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels e iniziano le rivoluzioni sociali.

SOTTO ATTACCO
Nel 1870 l’esercito sabaudo conquista Roma e mette fine al potere temporale dei Papi, con il Pontefice che si reclude in Vaticano. Nel 1871 c’è la Comune di Parigi. La Chiesa è attaccata sia dai governi laicisti che dalle ideologie e dai movimenti rivoluzionari, i quali minacciano di sradicare la fede cattolica dalle masse popolari. Nella Chiesa sotto attacco da tutti i lati emerge la figura spirituale di San Giuseppe che, essendo stato il protettore di Gesù e di Maria, l’8 dicembre 1870 viene proclamato da Pio IX Patrono della Chiesa Universale. Poi, alla devozione del popolo, su cui incombe l’ideologia rivoluzionaria, san Giuseppe verrà indicato e celebrato anche come lavoratore, essendo stato un artigiano. All’origine della Sagrada Familìa c’è appunto l’Associazione spirituale dei devoti di san Giuseppe fondata a Barcellona dall’editore Josep Maria Bocabella. Nel 1871 questi devoti, in segno di gratitudine verso Pio IX per la proclamazione di san Giuseppe Patrono della Chiesa (e anche per filiale affetto verso il Papa “prigioniero” in Vaticano), vanno in pellegrinaggio a Roma per consegnare l’Obolo di San Pietro. Durante tale pellegrinaggio maturano l’idea di costruire una chiesa espiatoria dedicata alla Sacra Famiglia in segno di penitenza e riparazione per i peccati della società del tempo e perla scristianizzazione in corso. L’edificio sacro dunque si doveva costruire solo con donazioni di privati ed elemosine per il perdono dei peccati. Un’iniziativa del popolo e per il popolo. La prima pietra del Tempio, non a caso, fu posta, sotto la bandiera pontificia e quella nazionale, il 19 marzo 1882, festa di san Giuseppe.
«Una pergamena deposta all’interno della prima pietra» riferisce Curti «dichiarava che il Tempio si innalzava “per la maggior gloria della Sacra Famiglia, affinché si ridestino i cuori intorpiditi, si esalti la Fede, si dia calore alla Carità...”. Un vero manifesto d’intenti per un’epoca di crescente laicismo».

Il luogo scelto era alla periferia di Barcellona, in mezzo a campi incolti, vicino a un povero agglomerato di case noto come El Poblet che però crebbe subito in modo veloce e disordinato per l’afflusso di masse di lavoratori dovuto all’industrializzazione della città. La svolta avvenne nel 1883 quanto il primo architetto fu sostituito dal giovane Antoni Gaudì che concepì poi un nuovo progetto della chiesa. Per Gaudì fu anche una profonda svolta spirituale. Si rese subito conto che costruire la Sagrada Familìa significava lasciare che la Provvidenza edificasse la basilica e edificasse come tempio di Dio lui stesso, che infatti oggi è avviato verso la beatificazione. Gaudì concepì il geniale e mirabile progetto che oggi vediamo realizzato, ma, spiega Curti, poté portare personalmente a compimento solo poche cose significative. Anzitutto la cappella dedicata a san Giuseppe, nella cripta, con la prima messa celebrata il 19 marzo 1891.

Non a caso è l’anno della Rerum novarum di Leone XIII che non fu, come si crede, un’analisi della rivoluzione industriale, ma fu la grande risposta della Chiesa in difesa della fede dei popoli minacciata di sradicamento, la fede che porta – si legge nell’enciclica all’“eterna felicità”. La Sagrada Familìa ne è il monumento più bello. Non solo dette alle misere e disordinate case dei lavoratori del Poblet un centro, un cuore, un’identità e anche un luogo dove fare comunità, una famiglia di famiglie. Ma fece abitare tra loro la famiglia di Nazaret che fu la culla dell’incarnazione di Dio. Nella basilica, insieme ai santi, sono rappresentati anche i volti delle persone del quartiere. La Porta della Madonna del Rosario fu l’altra cosa che Gaudì poté compiere personalmente. Il rosario era la preghiera del popolo. Nel portale, fra i patriarchi, c’è, scrive Curti, «una giovane pastora, vestita con una tunica tipica dei poveri dell’epoca, tentata da una borsa di denaro, e un giovane anarchico al quale un demonio offre una bomba Orsini».
Era «l’autore materiale dell’attentato» del 7 novembre 1893: prima di essere giustiziato si era confessato. Perdonato da Dio, perché nessuno è escluso dalla misericordia. Era il senso del “Tempio espiatorio della Sacra Famiglia”. Che mette al centro la famiglia ed è oggi la più bella contestazione delle ideologie anti-famiglia e woke.
Ci si attende che il Papa mercoledì lo ricordi, inaugurando la torre di Gesù Cristo che farà della Sagrada Famìlia la chiesa più alta del mondo.
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