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Fakir, Giorgia Meloni: "Brava Francesca": il video che fa impazzire la sinistra

venerdì 24 luglio 2026
Fakir, Giorgia Meloni: "Brava Francesca": il video che fa impazzire la sinistra

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"Mentre i violenti devastavano le strade di Bologna, lei ha avuto il coraggio di frapporsi tra chi seminava violenza e le Forze dell'Ordine, nel tentativo di far prevalere il buon senso. Brava Francesca". Lo scrive la premier Giorgia Meloni sulla sua pagina Instagram, condividendo (con tanto di emoji dell'applauso) il video dell'anziana signora diventata il simbolo della Bologna che non cede al ricatto della violenza. 

"Un esempio per tutti quei teppisti che hanno distrutto Bologna. Brava Francesca!", si aggiunge Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, commentando il post della sua leader. Nel frattempo la tragica morte del tunisino Mohamed Fakir, il 42enne immobilizzato da due agenti intervenuti per placarne le incandescenze, è sempre più un caso politico che coinvolge il sindaco di Bologna Matteo Lepore, big del Pd emiliano.

A cinque giorni dalla manifestazione di lunedì scorso in ricordo di Fakir, lo scontro non accenna a placarsi. Da una parte il ministro Matteo Piantedosi accusa Lepore di aver commesso una "grave sottovalutazione" nel convocare la piazza. Dall'altro lato il primo cittadino replica sottolineando che gli attacchi "non risolveranno alcun problema di ordine pubblico, a Bologna come altrove". In particolare a far discutere sono le modalità con cui l'amministrazione comunale avrebbe indetto la manifestazione, prima con un comunicato stampa e poi con un avviso alle autorità preposte che, per l'appunto, fanno riferimento proprio al Viminale. Secondo quanto si apprende, infatti, nessuna richiesta formale sarebbe arrivata sul tavolo del questore. Un'anomalia che potrebbe portare a un procedimento amministrativo con conseguente sanzione. 

"A cinque giorni dalla manifestazione, non è arrivata alcuna contestazione formale della violazione", fa sapere il Comune di Bologna che difende poi il proprio operato ricordando che il testo sulla sicurezza "non prescrive una comunicazione formale scritta per l'avviso dei promotori". "La norma - chiosano da Palazzo d'Accursio - dice 'darne avviso', senza specificare modalità". Il riferimento è all'articolo 18 del Tulps che, proprio nel primo paragrafo, recita che "i promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico devono darne avviso, almeno tre giorni prima, al questore", senza specificare le modalità della comunicazione.

Cavilli burocratici a parte, a tenere banco è il botta e risposta tra ministro e sindaco. "È stata convocata una piazza in maniera quantomeno inconsapevole. Un sindaco che convoca una piazza e sottovaluta cosa sarebbe potuto accadere ha un suo elemento di gravità", tuona Piantedosi, che oggi stesso ha anche annunciato l'arrivo di 5.000 bodycam per gli agenti di polizia. "Non dico che il sindaco debba chiedere scusa - aggiunge -, ma prendere atto e fare una valutazione visto che sono stati aggrediti poliziotti e sfasciati elementi di arredo della città". 

Per un bilancio stimato dal Comune di circa 200 mila euro di danni. "Bologna ha vissuto il dramma della morte di un uomo: una morte tragica, dolorosa e soprattutto evitabile. Per questo, la nostra città non smetterà mai di chiedere verità e giustizia", replica Lepore, ricordando al titolare del Viminale che in quella stessa piazza il suo nome e quello di Piantedosi comparivano l'uno accanto all'altro su uno striscione di protesta dei manifestanti. E domenica, proprio nella strada dove è morto Fakir - in via Svevo, al Pilastro - l'allerta sarà ai massimi livelli in vista della nuova manifestazione indetta da sindacati, collettivi e movimenti. Una protesta particolarmente attenzionata da parte dei responsabili dell'ordine pubblico per scongiurare quanto avvenuto cinque giorni fa, con il ferimento di 64 agenti e il danneggiamento di auto e arredi pubblici. 

Sul fronte dell'inchiesta, il legale dei due agenti sotto accusa sottolinea come dall'esito della Tac risulti come "quelli che sono gli indicatori tipici dello schiacciamento posteriore, cioè dell'uomo messo a terra e schiacciato fino a fargli impedire di dilatare la cassa toracica e, quindi, di respirare, non c'è assolutamente niente". "Come non c'è nessun tipo di segnale di violenza o di infrazioni ossee - conclude il legale Gabriele Bordoni -, non dico di fratture, ma anche solo di infrazioni ossee, soprattutto alle costole, che, invece, sono gli elementi che normalmente si rilevano in questo caso, quando si parla di una persona che è stata impedita dal respirare per lo schiacciamento fino a non poter più inalare aria".