«La televisiun», diceva Jannacci in una delle sue sintesi, «la t’endormenta cume un cuiun». L’assunto, che non necessita di traduzione, era certamente condiviso da Umberto Simonetta, il quale però sapeva come tenere sveglia la gente in qualunque contesto si esprimesse, televisione compresa. Corre l’anno del suo centenario, ed il fatto che le iniziative in suo onore si stiano avvicendando rallegrerebbe lui pure, anche se nasconderebbe la sua gioia dietro quel sorriso disingannato, «non tanto regolare» come il resto della sua persona.
Luca Sandri, figlio adottivo di Umberto ma figlio artistico prim’ancora, ha allestito al Parenti, il 25 maggio scorso, una serata dove gli ospiti – tra i convitati Paolo Rossi, Maurizio Micheli, Maria Amelia Monti, Flavio Oreglio, Gianna Coletti, Piero Colaprico – presentavano un pezzetto di quel poliedro, irregolare giocoforza, che era l’Umberto. Venerdì 12 giugno, ore 20.30, Massimo Bernardini condurrà «Cerutti Gino, Il Riccardo, Porta Romana ma il suo nome era Umberto Simonetta», evento facente parte di Milano per Gaber, dal 10 al 14 giugno al Piccolo Teatro. Il punto focale sarà la celebrazione del loro sodalizio. Formidabili, quei due: intelaiavano le vite degli “spostati” della periferia milanese, ma l’Italia intera si identificò nei protagonisti de La ballata del Cerutti, Porta Romana, Trani a gogò, Le nostre serate, Il Riccardo.
Franco Battiato, il filosofo della musica che ha vissuto 100 vite
Quaranta anni fa era moderno. Anche trenta anni fa, venti, sempre. Oggi, se lo rivediamo e riascoltiamo, risulta ancora ...La magia della loro collaborazione affondava le radici nella capacità, che avevano, di tradurre in arte gli umori più veraci del volgo. Oltre al capitolo Gaber, Bernardini farà la trasvolata di tutti i paesaggi simonettiani, nella loro variegatura: il romanziere che raccontava una gioventù fuori dalle rotaie (Tirar mattina, Lo sbarbato, Il giovane normale) e l’apocalisse di una società in assenza di valori (Virgo, I viaggiatori della sera); l’autore per la radio e per la rivista (che fece ditta con Guglielmo Zucconi, creando sketch pure per un giovanissimo, non ancora proclive alla militanza ideologica, Dario Fo); il pamphlettista, che concepì un libro sferzante su Celentano; il creatore di pièce che motteggiavano, già dal titolo, gli andazzi ideologici (Mi voleva Strehler, cavallo di battaglia del Micheli attore, con più di mille repliche all’attivo; Sta per venire la rivoluzione e non ho niente da mettermi e Mi riunisco in assemblea, prove d’attrice di Livia Cerini); l’uomo di televisione (contribuì molto, tra l’altro, alla rifinitura delle maschere di Villaggio); l’ideatore di racconti mordaci (raccolti nel volume Storie non tanto regolari); il giornalista acuminato (scrisse per Il Giorno, L’Indipendente, Il Giornale).
Aveva, come sovente capita alle teste che ragionano, il dono della predizione. Pensiamo allo spettacolo del ‘79 «C’era un sacco di gente, soprattutto giovani» (debutto dell’allora diciottenne Sandri), il quale parlava di discografici che trattavano i giovani come prodotti da scarnificare. Oppure, ancora a teatro, «In America lo fanno da anni» dell’88, dove inscenava le derive sensazionalistiche dei network, con personaggi che mortificavano il proprio corpo per alzare l’audience.
Luigi Tenco, il grande schermo poteva cambiare la sua storia
Secondogenito di Giuseppe e Teresa Zoccoli, Luigi Tenco nacque a Cassine (Alessandria) il 23 marzo 1938. All’et&ag...Una vita come la sua, larger than life, fu costellata di appuntamenti con personalità tra le più differenti: dal Benigni tenuto a battesimo in Onda libera, assecondandone la vena più anarchica, all’incontro con Berlusconi, il quale lesse un articolo in cui Umberto ironizzava sui superlativi utilizzati nelle reti del Biscione (Risatissima, Premiatissima...), gli piacque quello che aveva scritto e lo convocò ad Arcore, convincendolo a entrare nella sua scuderia. La festa proseguirà dopo l’estate, con un evento in Brera dedicato alla parte letteraria di un uomo che era appartato dalla folla. Cent’anni di solitudine affollatissima.




