Milano è una città dai mille volti. Cambia faccia a seconda dell’ora, del quartiere, della tensione che la attraversa come una corrente carsica che ribolle, pronta ad esplodere. Al mattino, la città corre con il badge al collo; a mezzogiorno si specchia nelle vetrate scintillanti dei grattacieli; la sera splende nei bar alla moda, nei cortili signorili, lungo le sponde dei Navigli. Ma di notte Milano scivola sinuosa nel territorio del noir, si trasforma in un corpo pieno di cicatrici ma vivo e ammaliante, proprio come una bestia letale.
Milano continua a generare gialli e noir perché è una macchina di contraddizioni: ricca e diseguale, velocissima e malinconica, verticale e sotterranea, internazionale e talvolta, ferocemente provinciale. Il noir si insinua proprio nella crepa, sotto la superficie lucida, nel punto in cui la promessa di successo diventa ossessione, il lavoro diventa ricatto, la tecnologia controllo, la memoria una resa dei conti.
QUATTRO ANIME
Raccontare Milano è una tentazione fortissima: Gian Andrea Cerone, Alessandro Robecchi, Paolo Roversi e Franco Vanni ne esplorano quattro anime diverse e non la usano come fondale, ma come organismo. Di libro in libro, cambiamo detective, registro e ossessioni ma resta la stessa domanda: che cosa c’è ancora d’umano in una città che corre sempre a perdifiato, pronta a divorarsi?
La Milano di Gian Andrea Cerone in L’incertezza del domani (Guanda editore) – la nuova indagine del commissario Mario Mandelli - è verticale, digitale, inquieta. Sale verso il Bosco Verticale, guarda dall’alto, fotografa, posta, sorveglia. È la città della reputazione, dell’immagine, della vita trasformata in followers. Qui il delitto deve essere visto, condiviso e interpretato. L’assassino viene ribattezzato “il Regista”, la scena del crimine somiglia a un set, la paura corre più veloce delle volanti perché passa dagli schermi degli smartphone. Cerone intercetta una nevrosi contemporanea e quando tutto diventa esposizione, anche la morte può diventare una performance d’autore.
Alessandro Robecchi, invece, prende Milano per il bavero e la costringe a ridere di sé stessa. Ma è una risata nera, corrosiva, piena di veleno. La sua città è quella del lavoro, dei servizi, dell’organizzazione, dell’efficienza applicata a tutto, persino al crimine. In Omicidi Srl (Sellerio) il crimine diventa quasi una pratica aziendale: procedure, clienti, costi, rischi e competenze con due sicari – il Biondo e Quello con la cravatta - alle prese con casi da liquidare con un certo stile.
È una trovata comica e spaventosa perché funziona fin troppo bene: chi fattura esiste e resiste. La sua Milano è disperatamente normale, la sua normalità da benpensanti che uccidono, fatturano e non si stupiscono più di nulla, fa davvero paura. La Milano di Paolo Roversi è più introspettiva, segreta, attraversata dai fantasmi. In E così per non morire (SEM), torna in azione la profiler di successo Gaia Virgili e la città porta addosso la memoria del lockdown e quella, più lontana, degli anni bui del passato. Le strade svuotate dalla pandemia diventano corridoi della mente, il silenzio urbano apre varchi nella memoria, la cronaca di oggi sembra rispondere a delitti sepolti da decenni. Ma nulla è davvero dimenticato in questa città dai mille volti. Paolo Roversi è uno scrittore poliedrico, lavora sulla persistenza del male: il suo dolore persiste, come nebbia che non evapora mai del tutto.
La sua città non corre, trattiene nomi e colpe, vittime, paure collettive, fotografie sbiadite. Il noir di Roversi scava dentro la storia di un omicidio e lascia riaffiorare un pezzo di cuore della città Con Franco Vanni spostiamo lo sguardo altrove, abbracciamo l’insieme: ecco campi di provincia, periferie dimenticate, società sportive, hotel di lusso e procuratori traffichini. In Morte e miracoli del numero 3 (Baldini+Castoldi) il calcio diventa una lente spietata del successo. Un giovanissimo calciatore di talento viene investito e Vanni – cronista sportivo e scrittore - si muove con destrezza in un mondo fatto di ambizioni familiari, soldi, ultrà e grandi interessi. Al centro della storia, il giornalista Steno Molteni e il suo migliore amico, il poliziotto Raffaele Cinà detto Scimmia, in una Milano che corre lungo ai margini, una città che sogna e si strugge perché il miglior noir nasce sempre da una promessa tradita: ce la farai, ti vedranno, diventerai qualcuno. E un brutto giorno il giocattolo si rompe e vengono fuori tutte le menzogne. Vanni ci sbatte in faccia l’hinterland e la disperazione. È tutto sotto ai nostri occhi, abbagliati dal flash delle passerelle dei vip.
CARTOLINE STRACCIATE
Queste quattro visioni di Milano non si contraddicono. Si sommano e sovrappongono. La città verticale di Cerone, quella cinica di Robecchi, quella spettrale di Roversi e quella periferica di Vanni compongono una mappa più genuina di qualunque guida turistica. Milano è un luogo che si racconta declinato al futuro; una capitale del lavoro che nasconde solitudini; una metropoli che luccica di giorno e si interroga di notte, pulsando fra la vita e la morte, fra il successo e l’oblio.
Il noir milanese funziona perché straccia la cartolina. Lo skyline, la galleria, le start-up e la settimana della moda lampeggiano all’orizzonte ma il noir meneghino riscopre una città febbrile, ossessiva, spietata che danza sul ciglio del baratro, fra successo e fallimento. Una, dieci, mille Milano con i suoi volti e tutto il suo mistero. La luce e le ombre, la vita e la morte, tutto racchiuso in una bellezza senza pari perché anche se il mondo brucia, Milan l'è on gran Milan.




