E il patentino antifascista non c’è più. Ci volevano una serie di atti risoluti, su diversi fronti, per far desistere l’Aie - Associazione italiana editori - e la presidente di Più libri più liberi, Annamaria Malato, dall’imposizione della gabbia dell’abilitazione richiesta per acquisire uno stand durante la prossima rassegna - che si terrà dal 4 all’8 dicembre 2026 - della piccola e media editoria. Per commentare la vicenda, in tutte le sue sfaccettature, abbiamo raggiunto l’onorevole di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese. Il parlamentare è capogruppo di FdI in commissione cultura e direttore editoriale della casa editrice Eclettica. Uno degli editori che ha presentato la domanda senza barrare l’adesione ai “principi” antifascisti dell’evento.
Amorese facciamo un riassunto delle puntate precedenti...
«Il tutto nasce dall’edizione scorsa. Quando fu fatto, diciamo, un vero e proprio assalto a Passaggio al Bosco. Un editore amico che io e altri abbiamo subito difeso. La clausola, occhio, è solo sul modulo di adesione e non sul regolamento. Questo è il passaggio chiave. Se lo sono forse dimenticati? Quindi noi, come Eclettica, non abbiamo avuto problemi a firmare il regolamento».
E il modulo?
«Abbiamo cancellato la frase sull’antifascismo. Si voleva fare di tutta un’erba un fascio. Attaccando PaB la volontà era quella di inserire una clausola ridicola. Che è un passepartout di conformismo, al quale fortunatamente non tutti hanno aderito».
Una conquista di libertà...
«Sicuramente una piccola vittoria che però non deve farci abbassare la guardia. Vedremo cosa succederà ora, perché adesso le sette case editrici che non hanno sottoscritto il patentino antifascista saranno prese in esame. Dobbiamo, però, ricordare da dove viene questa situazione».
Da dove?
«Dall’autogol della precedente edizione. Perché l’organizzazione si è trovata essa stessa soverchiata dalle polemiche. Il corteo contro PaB e il resto gli ha imposto di intervenire. Ma l’invenzione del patentino antifascista se la sono trovata rivolta contro di loro».
Decisivi, al momento, gli interventi della Meloni e del Centro per il libro e la lettura...
«Le parole del Presidente del Consiglio sono state importanti, perché indicano che la politica è dalla parte della cultura. E il Cepell ha mostrato di avere la schiena dritta. Giustamente non si posso chiedere fondi pubblici, come voleva fare Plpl, e poi fare politica escludendo alcuni editori perché non ti aggradano. Meloni e Cepell hanno avuto posizioni serie e nette».
Così è stato ristabilito un principio...
«Se avessimo firmato avremmo fatto passare la vicenda come se nulla fosse. Poi ci sarebbe stato un secondo, un terzo e un quarto tempo. Quindi la censura sarebbe caduta su un autore, su un singolo libro, sul tipografo e sul traduttore. Una crina pericolosa».
Annamaria Malato ha detto che la sua intenzione «è di rivedere la formulazione della frase per l’edizione del 2027»...
«Il consiglio non richiesto è quello di non inventarsi nulla. Se chiami una fiera Più libri più liberi devi lasciare lo spazio alla cultura, che è tutto meno che conformismo. E lo dico oggi nel settantesimo anniversario della morte di un grande intellettuale come Giovanni Papini».
L’auspicio ora?
«Siamo ancora sub iudice. Se verremo accettati, insieme agli altri editori che non hanno firmato la sottoscrizione di antifascismo, ci aspettiamo che la rassegna garantirà, per i cinque giorni della fiera, la massima serenità per gli editori senza assistere alla scene viste nel 2025. Ma tanto abbiamo le spalle larghe per difendere le nostre idee e i nostri libri».




