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Attentato a Ranucci, "ora chiedete scusa": FdI denuncia la vergogna contro Fazzolari

di Pietro Senaldimercoledì 8 luglio 2026
Attentato a Ranucci, "ora chiedete scusa": FdI denuncia la vergogna contro Fazzolari

4' di lettura

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei, ricorda la saggezza popolare. Il detto non ha la precisione di un’inchiesta di Report ma spiega efficacemente come le persone che scegliamo di frequentare dicono molto dei nostri principi e del nostro modo di essere. Per questo fa strano sentire il grande inquisitore, l’integerrimo moralista Sigfrido Ranucci, dichiararsi “sconvolto” dalla notizia che il pregiudicato Valter Lavitola sarebbe il mandante dell’attentato ai suoi danni dell’ottobre scorso, una bomba piazzata sotto la sua auto, davanti casa. «Abbiamo un rapporto d’amicizia e dal 2019 è una mia fonte», spiega il giornalista, che peraltro ha frequentato il ristorante e cenato con l’uomo che avrebbe messo a rischio la sua vita. Begli amici e fonti affidabili, considerato che Lavitola è stato anni in carcere per truffa aggravata ai danni dello Stato e tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi; ma forse la simpatia viene da qui...

La frase di Ranucci a commento dell’ipotesi accusatoria su cui però più si è ricamato da quando è esplosa l’altra bomba, quella mediatica delle accuse all’ex editore dell’Avanti, è quella in cui il vicedirettore Rai ammette che «qualcuno mi ha detto che l’attentato avrebbe avuto lo scopo di farmi un favore a mia insaputa». «Ma quale favore», contesta Sigfrido, «non ho bisogno di visibilità, mi sono dovuto ricomprare l’auto e ora ho l’esercito sotto casa». Già, perché fin dal mattino presto di ieri sui social è girata un’illazione assolutamente non provata ma molto allusiva, potenzialmente molto screditante del noto conduttore. «Se qualcuno usasse il metodo Report, a questo punto percorrerebbe la pista falsa e inquietante che Ranucci si sia messo la bomba da solo» ha scritto sul suo profilo il giornalista Filippo Facci.

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REAZIONE

Un teorema che è stato duramente contestato da M5S, il partito che si beve avidamente ogni sparata di Ranucci e ne ha fatto il proprio nuovo guru al posto di Beppe Grillo. «Ecco dove potrebbe arrivare la destra», ammoniscono i grillini, dimentichi del fatto che saranno i magistrati a stabilire fino a dove e fino a chi l’indagine può arrivare. Sarà anche Lavitola, lo stravagante amico di Sigfrido, a contribuire a circoscrivere, fin dall’interrogatorio di oggi in Procura, il perimetro entro il quale la vicenda potrà deflagrare.

Sibillino, a questo proposito, Matteo Renzi. «Massima solidarietà a Ranucci per l’attentato vigliacco», esordisce l’ex premier, «ma guardatevi il mio articolo sul Riformista di tre anni fa». È lì che il rottamatore esprimeva la propria curiosità per i rapporti tra il giornalista e il già discusso Lavitola, immortalati dal quotidiano mentre erano a tavola insieme e raccontava della rabbia inspiegabile del conduttore di Report per quella foto. Come avesse avuto un presentimento... I commenti di Fratelli d’Italia, come giusto, si guardano bene dal puntare così clamorosamente il dito accusatorio contro Ranucci. Ma i meloniani non disdegnano di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. «Anche a voi un amico ha messo una bomba sotto casa?», chiede ironico l’indirizzo social di Atreju. Effettivamente, all’indomani dell’attentato la sinistra aveva strumentalizzato l’accaduto per accusare la maggioranza, abituale bersaglio delle inchieste, non tutte irresistibili, di Report. Il campo largo aveva organizzato una manifestazione di solidarietà al giornalista, doverosa ma emblematica, con i suoi leader sul palco, come fossero le vittime, e gli esponenti della maggioranza costretti al ruolo di comparse, tra la folla a beccarsi occhiatacce e mezze accuse.

«Quello che fanno è solo propaganda: alimentano ogni giorno un clima d’odio. Esprimo solidarietà a Ranucci perché la libertà d’espressione e la democrazia sono a rischio quando governa la destra», arringava Elly Schlein senza sapere nulla; a proposito di chi incendia le piazze... Chi è più seccato di tutti, a destra, è Gimmi Cangiano. Il deputato di Fdi, pur non nominato direttamente, è stato vittima di insinuazioni giornalistiche fondate su una lettera anonima che ne tracciava il profilo, collegandolo all’attentato nel ruolo di tramite tra esecutori e mandanti. «Mi auguro che Ranucci, visto che il quadro emerso è completamente diverso dalle prime ricostruzioni, si scusi con me e dedichi nel raccontare gli sviluppi delle indagini lo stesso spazio e la stessa determinazione usati nell’espormi a un sospetto così infamante». È da qui che parte la riscossa di Fdi, che chiede ufficialmente di «andare fino in fondo e far conoscere a tutti la verità». L’affondo più ficcante è del vicecapogruppo alla Camera, Massimo Ruspandini, che spiega come «la grande fortuna di Ranucci, che ha cercato di speculare in ogni modo contro la maggioranza, è che non finirà vittima del metodo Report».

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IL CASO-SCARPINATO

Nell’attesa degli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria, c’è però una cosa che il vicedirettore Rai potrebbe aiutare a chiarire fin da ora. I giornali antigovernativi ai tempi avevano poi cavalcato ampiamente la sua audizione in Commissione Antimafia, quando il senatore grillino Roberto Scarpinato gli chiese chiarimenti su quanto da lui affermato mesi prima. A un convegno al Parlamento Europeo, Sigfrido disse di «aver avuto almeno tre volte la certezza di essere pedinato e filmato mentre incontrava le sue fonti» e attaccò espressamente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dichiarando di aver avuto «la certezza che Giovanbattista Fazzolari avesse attivato i servizi segreti per informarsi sulla mia attività». Interrogato sul punto da Scarpinato, il conduttore di Report pretese che le sue risposte venissero secretate. Visti gli ultimi sviluppi, ci si aspetterebbe che un amante dell’informazione come lui consentisse a tutti oggi di sapere la sua versione, che certamente finirà al vaglio degli inquirenti.
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