Grande è stata il 23 agosto dell’anno scorso la sorpresa dei partecipanti al premio letterario di Pescina Apertamente quando nel pomeriggio hanno ricevuto per email (peraltro nella settimana di Ferragosto) il verbale della giuria e i nomi dei vincitori, resi noti appena tre giorni dopo la scadenza del bando. Pochissimi iscritti? Testi esaminati appena pervenuti? L’organizzazione preferisce non spiegare la singolarità. Fatto è che il Premio quest’anno non è stato riproposto. Bisogna essere prudenti con i concorsi letterari “indipendenti” (detti anche “di vanità” essendo l’agone degli autori anonimi), quelli non appannaggio delle grandi case editrici che ne condizionano pesantemente l’esito. Dice Giuseppe Manitta che da dieci anni promuove il Premio Borgese: «Ci sono premi che sono delle vere e proprie truffe. Si dà il premio agli amici e poi si chiedono soldi anche per avere il semplice diploma in pdf, per non parlare della pubblicazione in sé. Ci sono premi dove al primo viene garantita la pubblicazione, ma non gli si danno copie omaggio perché quel povero cristo ne compri un certo numero». La platea dei concorrenti si aggirerebbe tra i 5 e i 7mila, dal momento che la media degli iscritti ad ogni concorso è di 200, e sono sempre gli stessi: un mercato nel quale gli organizzatori si danno molto da fare sfruttando al massimo e gratuitamente i social, rendendo noto il prossimo concorso appena si è concluso il precedente, moltiplicando di anno in anno le sezioni e inviando i nuovi bandi agli iscritti passati persino con email personalizzate. Ingaggiano insomma una sorta di caccia all’autore.
ZERO RACOMANDATI
Sembrerebbero inaffidabili e in parte lo sono. «L’inaffidabilità – dice Manitta - è rimasta sostanzialmente immutata. Si preferisce seguire logiche amicali piuttosto che valutare le opere. Quel che fa la differenza è alla fine la storia del Premio». Vero. Ma è anche vero che i premi “indie” hanno il grande merito di essere perlopiù autentici, valendo unicamente i testi, dal momento che autori e giurati non si conoscono. Chi vince sa di non essere stato raccomandato. Epperò vivono di improntitudini. Il milanese Arnaldo Pavesi, patron del concorso letterario sulla figura dell’antiquario, in un video ha fissato la curiosa norma che premia di sei punti chi ha spedito il testo il primo mese dall’apertura del bando e di tre chi lo ha fatto nei successi trenta giorni. «Così alleggeriamo la giuria» ha detto, ricevendo però solo improperi perché non può essere penalizzato chi lavora al proprio testo fino all’ultimo giorno per migliorarlo. In realtà i partecipanti si iscrivono quanto più a ridosso della scadenza sperando di essere maggiormente ricordati dalla giuria, nel presupposto che entrare in scena per ultimi è sempre un privilegio.
LE DOMANDE
Due sono le piattaforme online che pubblicano i bandi, quasi omonime e del tutto analoghe. Una conteggia il numero di visitatori di ogni concorso qualificando così il premio, l’altra ammette le domande anche degli anonimi, purché non critiche nei confronti dei promotori. La tendenza è di ammettere tutti, al di là del bando. Il Sarzanae, che si compiace del patrocinio della Camera, ha fissato quest’anno un limite di 20 mila battute, ma a un partecipante autore di un saggio di un milione e mezzo di caratteri ha detto sì, dato l’argomento: il drago. Non mancano le stravaganze. Giallo Festival di Bologna si è per esempio ispirato agli Oscar del cinema per premiare, dopo vere e proprie “nominations”, il miglior romanzo assoluto, i migliori protagonisti maschile e femminile, la trama, l’ambientazione e altre qualità.
Il Premio Io scrittore, il più gettonato, anche perché gratuito, lascia che la prima e la seconda selezione siano decise dagli stessi partecipanti, che ovviamente non possono avere alcun interesse a lanciare un rivale quanto più sia peraltro temibile. Il Rhegium Jiulii di Reggio Calabria fa dipendere, come altri titoli, l’assegnazione del premio dalla presenza alla cerimonia di consegna, non ammettendo nemmeno gli imprevisti, così incoraggiando i mancati vincitori ad augurare ai prescelti i peggiori mali. Il NebbiaGialla è anche la grancassa del giallista Paolo Roversi, inventore e gestore, che se ne serve per promuovere i propri libri – a buon merito, per fortuna dei destinatari-iscritti.
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I criteri di valutazione di un premio sono generalmente tre: l’anno di edizione, che assicura longevità e dunque stabilità; il destinatario del bonifico di iscrizione, essendo sempre sospetto l’Iban di una persona fisica; la proroga della scadenza, segno di problemi di organizzazione o di poche iscrizioni. Quest’anno il Città di Latina, pur giunto alla dodicesima edizione, è stato prorogato già tre volte dal 30 aprile.
Qualche motivo di diffidenza possono destarlo pure i premi gratuiti quando sono banditi da case editrici minori, mosse dall’intento di pubblicare antologie a costo zero con i racconti ritenuti migliori da giurie i cui nomi sono tenuti strettamente riservati, semmai esistano. Molte volte, visto lo scopo, non è previsto nemmeno un podio. Sono proprio le piccole case editrici le più attive nel lanciare concorsi anche a pagamento. La romana Kubera Edizioni ne organizza ogni anno ben quattro. L’aquilana Lupi ne gestisce tre. Indicono premi per fare scouting numerose altre sigle, da Rudis a Historica a Delos Digital. In questi casi il costo di partecipazione è minimo se non nullo, ma la visibilità è sostanzialmente zero. Chi vuole mostrarsi appena un po’ deve spendere di più. Se la media oscilla tra i 10 e i 20 euro, si contano pure pretese più alte che, come per il Città di Como e il Neri Pozza, possono arrivare a 45 euro.Ma si può anche salire. I concorsi più costosi sono decisamente il Mario Luzi che arriva a chiedere fino a 130 euro e il Calvino che può arrivare a 90 e 180 euro, cifra comprensiva della stampa del file e dell’abbonamento alla rivista L’Indice. Perché sono così esosi ed elitari? Il presidente Mario Marchetti rinvia la risposta al sito web, le cui informazioni tuttavia sono del 2020 e riportano peraltro che il Premio non riceve contributi pubblici. In verità oggi li ha dalla Regione Piemonte, che finanzia anche altri Premi. Il Calvino richiama sul sito le spese vive, che però sono comuni a molti altri Premi. Gli iscritti variano da 800 a 1000 per edizione, segno che il riconoscimento vale la spesa. Del Premio Luzi invece non si sa nulla. Piuttosto che fornire gli stessi chiarimenti richiesti al Calvino, risponde per Pec - attraverso uno studio legale, anch’esso Luzi - con una perentoria minaccia di querela addirittura per estorsione solo a parlare del concorso.




