Mai come oggi l’Occidente è sul banco degli imputati. L’attacco proviene da altre culture e civiltà che ne contestano i valori, ma anche da forze e movimenti presenti al suo interno. Già quest’ultimo dato dovrebbe far riflettere: raramente nella storia si è vista una civiltà che ospita e tollera i propri nemici. Ciò significa che la promessa di libertà e pluralismo su cui si è costruita la nostra mentalità, che ha preteso e pretende a ragione di essere universale, non è stata disattesa. E che anzi non molte istanze critiche ad essa rivolta sono state discusse e, nella misura del possibile, integrate. La nostra identità non è infatti statica o fissa, ma evolve continuamente con la storia, senza però che siano traditi i suoi principi fondanti. Il problema degli ultimi anni è però che sia i nemici esterni, come per esempio l’islamismo radicale, sia soprattutto quelli interni hanno preso il sopravvento dominando e indirizzando il dibattito pubblico.
Si è così creato, negli ambienti intellettuali ma non solo, una sorta di senso comune basato su palesi distorsioni storiche e teoriche, che guarda fra l’altro come prospettiva a soluzioni francamente illiberali. Occorre una reazione politica, ma anche e prima di tutto culturale, in modo da far chiarezza sui principi fondativi dell’Occidente e scoprirne tutta la carica emancipatrice. È questo l’intento che ha mosso il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara a chiamare a raccolta, insieme ad un autorevole studioso e docente, il professor Giampaolo Azzoni dell’Università di Pavia, un congruo numero di studiosi con alta credibilità scientifica per costruire un ideale dizionario di parole-chiave atte a delineare gli assi portanti della nostra cultura: Manifesto per l’Occidente, Guerini e Associati (pagine 174, euro 20,50). Si va da “democrazia” a “dignità umana”, da “libertà” a “merito”, da “persona” a “rispetto”.
Omero, Dante, Manzoni: la scuola che ci piace
L’Odissea di Christopher Nolan, criticabilissima per molti aspetti, se non altro ha acceso l’interesse di ta...Accompagnato da mani esperte, il lettore può valutare i fondamenti storici e il valore intrinseco di conquiste che rischiano di essere sottovalutate o considerate dati di fatto. No!: quei valori vanno riconosciuti prima di tutto e poi riconquistati e affermati ogni giorno, combattendo le istanze relativistiche e nichilistiche che sono affiorate nella nostra civiltà. Uno dei tanti meriti della silloge è di non mettere come lo struzzo la testa sotto la sabbia: non è un volume apologetico. I limiti della realizzazione storica dei valori occidentali, così le traversie e le contraddizioni attraverso cui si sono fatti strada nella storia, non sono sottaciuti. Essi sono però ricondotti alla normale dialettica della vita, nonché all’impossibilità per un “legno storto” come è l’uomo di raggiungere la perfezione.
«L’Occidente può essere rappresentato – scrivono con efficacia i due curatori - come una cattedrale costruita, anche in un lungo arco temporale, con l’apporto di materiali talvolta ricavati da edifici antichi e con il contributo di una molteplicità di artisti e artigiani anche appartenenti ad altri territori. Ma tali diversità si sono integrate in un edificio dalla forte fisionomia unitaria e che è spazio simbolico di una comunità cittadina». L’Occidente qui proposto è democratico, ma non egualitario in senso astratto perché l’egualitarismo comprime o mortificai talenti individuali e, sul lungo periodo, rinsecchisce le energie vitali che muovono la storia. È liberale, ma non libertario o anarchico perché è consapevole che, senza una autorità riconosciuta che salvaguardi le libertà, dominerebbe il caos e nel caos emergerebbe un “uomo forte” che si sentirebbe più eguale degli altri.
È umanistico, ma non è individualista: la persona è valore cardine dell'Occidente, è al centro della storia e presuppone che lo Stato sia al suo servizio, non viceversa, persona che, a differenza dell'individuo, si realizza però solo vivendo la rete di relazioni che la costituisce e impegnandosi per il bene di tutti. Valditara e Azzoni ci tengono poi a sottolineare che il loro è un manifesto per l’Occidente, e non dell’Occidente. Il “per” sta a dimostrare sostanzialmente due cose: che non è contro gli altri, a cui anzi si propone come esempio; vuole chiamare all’azione pratica e all’impegno quotidiano. «Chi si riconosce in questo Manifesto –scrivono - si impegna, nei propri contesti sociali e professionali, a promuovere un’idea positiva dell’Occidente e del contributo che i suoi valori hanno dato e potranno dare anche in futuro alla convivenza pacifica e allo sviluppo di tutte le società umane».




