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Tolomei-Tolkien: i nomi diventano essenza delle cose

Uno faceva politica, l'altro letteratura. Ma uno strano nesso li lega
di Giovanni Longonilunedì 31 agosto 2026
Tolomei-Tolkien: i nomi diventano essenza delle cose

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Nel 1906 un geografo e insegnante di Rovereto, nel Trentino asburgico, fonda la rivista “Archivio per l’Alto Adige”. Ettore Tolomei ha 41 anni ed è cresciuto in una terra dove italiano, tedesco e ladino si mescolano nelle stesse vallate. Per lui un nome non descrive un luogo: lo fabbrica. Compila un prontuario che elenca migliaia di toponimi tedeschi e la loro “traduzione” italiana: a volte forgia il nuovo termine recuperando il sostrato latino, altre ricorrendo a calchi e approssimazioni sonore; non di rado inventando di sana pianta. Nel 1916, mentre l’Italia è in guerra, la Reale Società Geografica pubblica a Roma il suo lavoro come atto ufficiale: migliaia di nomi nuovi, pronti per una terra non ancora conquistata. L’annessione del Tirolo meridionale renderà il prontuario legge. Sotto il Fascismo, da senatore, Tolomei guida l’italianizzazione: scuole tedesche chiuse, cognomi tradotti d’ufficio, una lingua bandita. Muore nel 1952; per la popolazione tedesca dell’Alto Adige è l’autore di una grande pulizia etnico-linguisitica.

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Nell’estate del 1913 uno studente di Oxford, orfano di padre e di madre, s’imbatte in un verso anglosassone di Cynewulf: «Éalá Éarendel engla beorhtast / ofer middangeard monnum sended». «Salve, Éarendel, il più splendente degli angeli, inviato agli uomini sopra la Terra-di-mezzo». John Ronald Reuel Tolkien scriverà anni dopo di aver provato «un curioso fremito, come se qualcosa si fosse mosso in me, mezzo risvegliato dal sonno». Di quella terra sudafricana dove è nato nel 1892, fra boeri, inglesi, xhosa, zulu e indiani, non gli resta quasi nulla: il padre morto a Bloemfontein, la madre che lo riporta in Inghilterra a tre anni. Nel nome Éarendel trova invece una patria fantastica. Nel 1916, convalescente dalla battaglia della Somme, scrive di getto “La caduta di Gondolin”, primo racconto del suo mondo immaginario. Da quel seme nasceranno elfi, nani, uomini, hobbit — e lingue intere, ciascuna con un proprio nome per la stessa montagna, sedimentate come strati geologici, mai cancellate l’una dall’altra.

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Nello stesso 1916, mentre a Roma il prontuario di Tolomei diventa carta ufficiale, in un ospedale militare inglese un professore comincia a creare un mondo dove ogni luogo ha bisogno di più nomi per essere vero. Tolomei faceva politica, Tolkien letteratura. Ma uno strano nesso li lega.

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