In gergo giornalistico si dice “essere sul pezzo” e significa che si è al passo con i fatti del giorno. Una congiuntura astrale rara per chi si occupa di libri. Con A come arsenico, tutti i veleni di Agatha Christie di Kathryn Harkup (Utet, p.344, € 25) le cose sono andate altrimenti. Non tanto perché è un best seller internazionale, quanto per la famigerata ricina. Un veleno che nell’elenco alfabetico con cui l’autrice racconta le sostanze assassine arriva in fondo, ma molti leggeranno per primo, dato il doppio omicidio di Pietracatella che ha sconvolto la penisola. Una storiaccia tuttora alquanto misteriosa, senza peraltro che si stagli all’orizzonte una figura alla Hercule Poirot, sebbene la trama sia degna di Agatha Christie. Stiamo parlando del racconto La morte è in casa, in cui il veleno viene somministrato in un piatto di tartine ai fichi servito con il tè del pomeriggio.Viene da chiedersi se l’assassino di Pietracatella non sia un accanito lettore della più grande giallista di tutti i tempi, perché non esiste una casistica di delitti commessi con la ricina. È una sostanza letale poco usata nell’eterna storia degli omicidi, che accompagna l’umanità da Caino ai giorni nostri.
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A Buckingham Palace c’è una stanza pronta per Winnie the Pooh. Re Carlo e la regina Camilla l’hanno m...Questo sebbene sia prodotta dalla stessa pianta del comunissimo olio di ricino, sostanza tossica che di per sé non porta alla morte, ma solo perché i suoi semi vengono cotti, infatti da crudi già in numero di venti sarebbero fatali. Agli appassionati di cronaca basti sapere che la sostanza incriminata uccide per emorragia e collasso circolatorio nel giro di pochi giorni e non esiste un antidoto. Stando alle statistiche sono le donne a prediligere gli assai eleganti veleni – gli uomini hanno il pallino delle armi da fuoco – e in questo Agatha Christie non fa eccezione. Però dai funghi con cui Agrippina assassina l’imperatore Claudio se ne è fatta di strada. E questo sebbene i veleni più affascinanti – si fa per dire – siano tuttora forniti da madre natura, che con una mano dà e con l’altra toglie. Lasciando perdere sostanze fin troppo famose, come l’arsenico e il cianuro, rivolgiamoci un attimo alla cicuta, il veleno con cui fu giustiziato Socrate.
LA CICUTA
Dame Agatha usa la cicuta in Il ritratto di Elsa Greer, storia dell’omicidio di un pittore che da lontano sembrava sdraiato su una panca in contemplazione della sua opera, mentre invece era morto, assassinato da una micidiale birra alla cicuta. Pianta assai diffusa che tuttavia non era mai stata utilizzata per uccidere qualcuno, almeno non dopo Socrate, forse per la cattiva fama e la tristezza che quell’esecuzione aveva lasciato in noi tutti e perdura tuttora. Sta di fatto che, nel racconto di Platone, Socrate comincia a morire non sentendo più le gambe e lascia la vita con grande compostezza e lucidità. Chissà se Agatha si era ispirata al dialogo platonico e non invece al caso di Duncan Gow, un sarto di Edimburgo morto dopo aver mangiato un panino preparato dai suoi figli, i quali avevano raccolto del prezzemolo in un prato, che era invece cicuta, la quale somiglia sinistramente anche alle carote. Giunti fin qui, qualcuno vorrà sapere come facesse la Christie a sapere vita morte e miracoli – ma soprattutto morte – di aconito, belladonna, fosforo, oppio, stricnina e non sarà stupito di scoprire che durante la seconda guerra mondiale aveva lavorato nella farmacia dell’University College di Londra, dove aveva scoperto i segreti del giallista perfetto. L’uso del tallio, un metallo, le fu suggerito dal capo farmacista, Harold Davis: un veleno che Agatha avrebbe utilizzato spesso, dettagliando che il primo sintomo di tragedia in fieri è la perdita di capelli.
BARBITURICI
Ce n’è abbastanza per guardare con sospetto alcuni elementi naturali, ma non si creda per questo che una scrittrice così scientifica nella descrizione dei veleni non si sia servita di sostanze di sintesi. Parliamo dei barbiturici, i primi, sciagurati sonniferi, in particolare del Veronal, usato dalla nostra in romanzi e racconti, che già aveva ucciso e lo sapevano tutti, figuriamoci lei. Agatha era di certo al corrente della morte di Billie Carleton, un’attrice trovata morta a Londra nel 1918, dopo una festa che si era trascinata un po’ troppo a lungo. Fu il primo caso di intreccio morboso tra mondo dello spettacolo e droga.
Chissà se sapeva anche del primo, disperato tentativo di suicidio del poeta austriaco Georg Trakl, sopravvissuto a una overdose di veronal e in seguito morto per un’altra overdose, stavolta di cocaina. Anche Drieu La Rochelle si suicida con i barbiturici, per l’esattezza con il Fenobarbital. Erano scrittori, belli, impossibili e dannatamente infelici. Agatha Christie invece era serafica e distaccata come Hercule Poirot e Miss Marple: un aplomb da perfetta farmacista. Sapeva di non fare della letteratura con la maiuscola e se ne infischiava, con una sufficienza molto british e dannatamente simpatica. Forse anche per questo ha avuto una vita lunga e felice.




