La visita ai cimiteri del 2 novembre - giorno che la Chiesa dedica alla preghiera per i defunti - è un gesto antico come l’umanità. Infatti solo gli umani, fin dalla notte dei tempi, si caratterizzano per questa attenzione ai corpi dei loro morti, che custodiscono in sepolture a cui attribuiscono un valore simbolico e spirituale, trasmesso ritualmente di generazione in generazione.
Perché la comunità ricordi e onori i padri, gli antenati.
Le pratiche funerarie arcaiche testimoniano che i corpi non venivano semplicemente “smaltiti” nella terra, ma trattati come se le persone continuassero ad esistere in qualche forma, compiendo un passaggio rituale verso un aldilà misterioso. Così nacquero le religioni naturali arcaiche e i loro culti. È l’origine della civiltà umana.
Poi, con la rivelazione cristiana, il mistero dell’oltretomba s’illumina e insieme all’immortalità dell’anima già dimostrata razionalmente anche dalla filosofia greca, si annuncia la resurrezione finale di tutti i morti.
Nel cristianesimo la memoria dei defunti diverrà non un ricordo passato, ma un dialogo attuale e un aiuto reciproco, nella preghiera: non fra vivi e morti, ma fra i viventi su questa terra e i viventi in un’altra dimensione, eterna.
Splendidi monumenti e chiese hanno celebrato nei secoli le sepolture, le memorie e le reliquie dei santi, ma egualmente sacri sono gli umili cimiteri delle terre cristiane che, soprattutto in Italia, caratterizzano le nostre comunità e la nostra civiltà.
Scriveva don Giuseppe De Luca: «Anche il paesino più minuscolo di appena uno o due centinaia d’anime, ha e sente lì vicino, nel camposanto, una popolazione di suoi abitanti ben altrimenti vivi, vivi ormai senza più timore della morte, vivi nella luce di Dio. I nostri morti son presenti tutti nelle nostre vecchie case, per le vie, fra i campi. Presenti e cari, vivi con noi. Ci fanno coraggio a vivere.
Nessuno muore tra noi e come ci ricorda la liturgia ai tuoi fedeli o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata».
Questi cimiteri, che visitiamo specialmente il 2 novembre, ci ricordano il significato di una parola oggi detestata da alcuni: patria, che significa la terra in cui sono sepolti i nostri padri, i nostri avi, i cui geni sono presenti ancora nelle fibre dei nostri corpi. Antenati il cui lavoro ha plasmato la terra che noi abbiamo ereditato, che ci hanno trasmesso un patrimonio di spiritualità, di bellezza, di storia e di civiltà millenario che è la nostra identità.
Le sepolture dei padri - che caratterizzano da sempre l’umanità poi danno concretezza e peculiarità anche alle diverse civiltà, alle identità delle nazioni, alle culture dei diversi popoli. Giovanni Paolo II spiegava che il patriottismo è una pìetas che si colloca nell’ambito del comandamento “Onora tuo padre e tua madre”.
Oggi viviamo uno scontro di civiltà interno all’Occidente in cui certe forze picconano questi due fondamenti della civiltà umana: la religiosità e le patrie.
Nel Novecento fu il comunismo che provò a spazzarle via e in Europa fallì in un mare di sangue.
Oggi, in altri modi e in altre forme, questi due fondamenti – cristianesimo e patria - vengono combattuti dal nichilismo globali sta.
Che è un magma complesso in cui il disprezzo per l’identità dei «La santità non è riducibile a nessun calcolo, perché così è il bene che tutti i santi hanno diffuso attorno a sé nel mondo. Guardando a essi con ammirazione ci chiediamo: queste persone, con la grazia di Dio, che cosa hanno generato? Essenzialmente gesti e scelte d'amore, che superano i calcoli dell’avidità e la prepotenza del male che a volte sembra prevalere. I santi e le sante sono il segno più bello e più forte del Regno di Dio che viene, anzi, come insegna Gesù, che è già in mezzo a noi». Ieri Papa Leone XIV è così intervenuto popoli occidentali e per la religiosità cristiana sembra unire partiti e movimenti progressisti e woke (fra cui gli eredi del comunismo), con élite e tecnocrazie globaliste le quali pretendono di dominare e “guidare” i popoli e gli Stati, anche attraverso poteri sovrannazionali che non hanno una diretta investitura popolare.
L’IMMIGRAZIONE Puntano pure sulla forza d’urto dell’immigrazione incontrollata soprattutto musulmana - per annichilire i popoli occidentali e cancellarne la storia e le identità.
Per espropriare la sovranità degli Stati e impedire loro di difendere gli interessi nazionali, demonizzati come “sovranismo” o “nazionalismo”.
Oggi questa globalizzazione è entrata in crisi. In questi giorni la confusione e la manipolazione politica impediscono di vedere che se ci sono motivi giusti di malcontento per i popoli europei, vanno tutti ascritti alle politiche imposte, da trent’anni, dal globalismo e dalla UE. Politiche subite dagli Stati (in certi casi avallate e abbracciate da governi e partiti che professano quell’ideologia).
Ora la storia presenta il conto. Il fallimento del globalismo e in particolare delle politiche della Ue riporta in primo piano le nazioni.
Nel profetico discorso all’Onu del 5 ottobre 1995, quando, crollato il comunismo in Europa, si stava scatenando la globalizzazione (di cui era parte il Trattato di Maastricht che dette vita alla UE), Gionel corso dell’Angelus di piazza San Pietro. Il pontefice ha aggiunto: «In questi giorni si è svolta l’azione umanitaria a favore della popolazione civile nella città di Oleshky. Auspico che la collaborazione tra le parti che ha reso possibile questo doveroso gesto di umanità faccia crescere la volontà di dialogo che porti a nuove iniziative concrete di pace». Prosegue. «Affidiamo a Maria, regina della pace, e di tutti i santi quanti in ogni parte del mondo soffrono a causa delle guerre».
vanni Paolo II disse: «La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata nel 1948, ha trattato in maniera eloquente dei diritti delle persone; ma non vi è ancora un analogo accordo internazionale che affronti in modo adeguato i diritti delle nazioni. Si tratta di una situazione che deve essere attentamente considerata, per le urgenti questioni che solleva circa la giustizia e la libertà nel mondo contemporaneo».
Perché «oggi il problema delle nazionalità si colloca in un nuovo orizzonte mondiale, caratterizzato da una forte “mobilità”, che rende gli stessi confini etnico-culturali dei vari popoli sempre meno marcati, sotto la spinta di molteplici dinamismi come le migrazioni, i mass media, e la mondializzazione dell’economia». Il Papa spiegò che il «bisogno prorompente di identità e di sopravvivenza» che si stava manifestando fra i popoli era «una sorta di contrappeso alle tendenze omologanti. È un dato che non va sottovalutato, quasi fosse semplice residuo del passato; esso chiede piuttosto di essere decifrato, per una riflessione approfondita sul piano antropologico ed etico-giuridico».
Aveva ragione, ma non fu ascoltato. Oggi la sua Polonia, che iniziò la ribellione al dominio dell’Unione sovietica, è all’avanguardia nella ribellione al dominio dell’Unione Europea. Si assiste alla rivincita delle patrie che potranno creare poi una diversa Europa.
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