Beppe Mariano (Savigliano, 1938) da oltre sessant’anni coltiva una ricerca poetica caratterizzata dall’intreccio tra natura, riflessione esistenziale, immaginazione visionaria, impegno civile e interrogativi filosofici. Nella sua opera, la montagna che svetta su Savigliano (il Monviso) assume un valore che va oltre la dimensione paesaggistica, diventando il simbolo attraverso cui si incontrano la memoria, il mistero della vita e il rapporto tra l’uomo e l’uni(multi)verso. Tra le opere di Mariano, prima di riflettere oltre: Scenari di congedo (1996), Il passo della salita (2007), Il seme di un pensiero (2012), Attraversamenti (2018), Il Monviso e il suo rovescio (2019), La guerra di Annina e i camminanti (2021) e Notizie dalla terra stondata (2024). La poesia di Mariano, pur senza acrobazie linguistiche, vive anche di una certa libertà inventiva. E, proprio di libertà inventiva vorremmo parlare qui, poiché in Cosmocreature (Prevosto Editore, 2026; aletta di Giuseppe Yusuf Conte) la “parola-totem”, la “parola-montagna”, la parola Monviso assume più valenze e viene declinata sia per descrivere stati del cosmo che stati dell’uomo che ne è abitante e “spettatore”.
MODO D’ESSERE
Le creature del cosmo, così come il cosmo stesso, infatti si “smonvisano”, o sono “ben monvisati”, a seconda di ciò che Mariano intende comunicare. Questi sono solamente due delle diverse declinazioni che “Monviso” sa prendere a mo’ di aggettivo. Il Monviso allora, non più soltanto montagna, è “condizione cosmica”. Modo d’essere nel cosmo e, a un tempo, delle creature.
Il fatto che le creature si “monvisino”, sembra significare come esse si accorgano dell’estrema complessità del cosmo (dell’universo, o multiverso); ed è per questo che Mariano mescola nozioni su erbe alpine, sul passaggio di Leonardo da Vinci a Barge (CN), in rotta verso la Francia, su artisti contemporanei affascinati dall’idea di vuoto (della mancanza di materia), quindi di fisica quantistica e astrofisica, nel corso del suo breve volume in versi.
INFINITE MOLTITUDINI
Senza attardarci in analisi più sofisticate, si potrebbe dire che la tenuta “tematica” come la piacevolezza di questa lettura stia tutta nell’uso di “Monviso” come atto rivelativo che lega i testi e le coscienze, come motivo capace di unire il particolare con l’universale. Singolo e cosmo, per farne un “uno” capace di contenere le infinite moltitudini del tutto; così come esemplifica il poeta cantando la sua donna, attraversandola, diventandone parte, in Quasi nulla ti spiace di lei (p. 34). Per questo, ci sia permesso, l’inventiva di Mariano ci “monvisa” alla lettura del cosmo e ci invita di esserne “monvisati”.




