(Adnkronos) - La Toscana ha potuto ridurre le perdite sul Pil e recuperare qualche decimo di punto del gap che aveva con chi, come il Veneto o l'Emilia Romagna, negli anni Ottanta si era dimostrato invece piu' dinamico. In Toscana e' cresciuto, dal 1950 ad oggi, anche il Pil pro capite, con un trend migliore rispetto alla media nazionale, ma anche rispetto a regioni di piu' antica industrializzazione, come ad esempio Lombardia e Piemonte: il che vuol dire che, pur con i limiti del pollo di Trilussa, la ricchezza prodotta in Toscana e' aumentata e meglio si e' distribuita. Tre indicatori per dire appunto che non tutto va male, nonostante la crisi che e' "la peggiore e piu' grave per l'Italia negli ultimi sessanta anni- sottolinea il direttore e ricercatore dell'Irpet Stefano Casini Benvenuti -, in un paese che dal 1995 e' ultimo in Europa quanto a crescita ma anche produttivita"'. Una crisi fatta di famiglie con redditi piu' bassi e posti di lavoro che si riducono. Una crisi fatta di imprese che devono fare i conti con una domanda in calo e con difficolta' sul fronte finanziario. Una crisi dove la pubblica amministrazione e' stata costretta per la prima volta a tagli consistenti della propria spesa. Recupero posti di lavoro non prima del 2020. "La recessione proseguira' fino al 2013 e la ripresa, lieve, e' prevista solo nel 2014", annota Casini Benvenuti. Degli ultimi sei anni quattro sono stati di recessione, ricorda il direttore dell'istituto di programmazione economica della Regione, e solo con una forte ripresa e un recupero di produttivita' e competitivita' (oltre naturalmente alla crescita della domanda mondiale) potranno essere recuperati nuovi posti di lavoro. Le previsioni sono difficili, ma una prova a farla. "Se la crescita del Pil sara' dell'1,5% l'anno - dice - torneremo ai livelli occupazionali pre-crisi nel 2030, con il 2% l'anno nel 2024 e con il 3% l'anno nel 2020".




