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Banche italiane tra le migliori d'Europa. Male le tedesche che continuano a spendere per i salvataggi

Cristina Agostini
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D'accordo, ci sono stati l'apocalisse di Monte Paschi, le crisi delle Venete, il problemino Carige e il problemone Etruria. Va bene, c'è oggi anche l'assegno da 900 milioni per salvare la Popolare di Bari, il nuovo buco nero che evoca la corsa dei clienti agli sportelli. Eppure, le banche italiane, in fondo, non stanno così male. Sulla base della classifica dell'Eba - l'Authority bancaria europea, diversa dalla Banca centrale europea - pubblicata, nel silenzio dei più, solo dal sito #Truenumbers di Marco Cobianchi, le banche italiane sarebbero più redditizie delle tedesche e delle francesi. Cioè degli istituti di credito dell'asse franco/carolingio, che ci ha fatto la morale sul Mes puntando il ditino sulla presunta "rischiosità" della nostra economia. L'Eba ha stilato la classifica dei sistemi bancari europei in base al Roe, il Return on equity, cioè il ritorno degli investimenti, un indice che misura la redditività del capitale (diversa dalla solidità misurata dall' indice Cet1 in cui svettano Unicredit e Intesa SanPaolo con oltre l' 11%). Le banche monitorate sono solo quelle sotto la diretta supervisione della Bce. In questa classifica è compresa anche una parte del sistema bancario italiano. «Gli istituti di credito nazionali controllati dalla Bce sono le banche italiane più grandi: Monte dei Paschi di Siena, Intesa SanPaolo, Carige, Unicredit, Popolare di Sondrio, Banco Popolare, Popolare di Vicenza, Mediobanca, Barclays Italia, Iccrea Holding (capofila Bcc), Veneto Banca, Banca Popolare EmiliaRomagna, Bnl, Ubi Banca, Banca Popolare di Milano», scrive Truenumbers, «la media del loro Roe era del 7,69% nel secondo trimestre del 2018 e, nel 2019, è passata al 7,73% con una crescita anno su anno dello 0,4%». Non è affatto poco. Anche perché «tra le banche considerate ci sono anche quelle che rientrano nella categoria di banche italiane a rischio come, per esempio, Carige, Cassa di Risparmio di Genova, il cui salvataggio non si è ancora definitivamente concluso. Ma, soprattutto, il Roe delle banche italiane 2018 a confronto con quello del 2019 non è male se si paragonano questi dati con quelli degli istituti bancari degli altri Paesi europei». Il peggio è passato - Parigi ha un Roe di 6,41%, Berlino dello 0,1% (era 3,17% nel 2018). Superiamo anche il Belgio, l' Irlanda, il Portogallo, la Grecia, il Lussemburgo. Ci sorpassano, invece, la Slovenia che ha un ritorno medio sugli investimenti dell' 11,89%, seguita dalla Lettonia con l' 11,71%; ma hanno, onestamente, economie di scala diverse dalla nostra. La crisi del settore sta finendo, il peggio è passato. Le banche italiane vanno molto meglio, hanno fatto pulizia di Npl, i crediti deteriorati, «si sono tolti dalla spalle lo zaino con le pietre». Va meglio il loro «costo del credito», il denaro gli costa meno; e, venduti i Npl, hanno chiuso con la gestione sguaiata del passato dedicandosi - e bene - solo alle attività nuove. Leggi anche: Fratelli d'Italia lascia l'aula: "Pd-M5s, cosa nascondete?". Manovra, il sospetto peggiore «Le condizioni di finanziamento delle banche miglioreranno», lo sostiene anche l' agenzia di rating Moody' s solitamente con noi non tenera, «e il loro capitale rimarrà stabile». Secondo alcune stime nel 2019 gli istituti italiani hanno ceduto Npl e Utp per oltre 50 miliardi (anche se, secondo l'Eba, il loro rapporto dell' 8% rimane più che doppio rispetto alla media Ue pari al 3%). Però sta proprio cambiando la mentalità. Le banche italiane prestano soldi con più oculatezza; c' è meno svalutazione dei crediti, meno perdite; e quindi guadagnano di più. Inoltre, tra sportelli e personale, hanno tagliato i dipendenti in eccesso. E poi cercano di guadagnare sempre più non dagli interessi che oramai sono fissi allo zero, ma dalle commissioni. Il che significa vendere soprattutto "prodotti di valore aggiunto" come le assicurazioni o le consulenze finanziarie, o i prodotti di risparmi e le obbligazioni. La scalata - Non siamo ancora del tutto in vetta alla hit, ma la stiamo scalando con diligenza. Mediobanca ci dice che è merito dell' operazione di pulizia: «Le banche italiane sono probabilmente quelle che in questi anni hanno fatto i compiti a casa in maniera più consistente. I problemi di redditività non hanno passaporto solo italiano: basta per esempio che lei guardi al ROTE (il ritorno sul capitale tangibile, ndr) di Deutsche Bank e Commerzbank (rispettivamente 0,5% e 3.8%), per vedere come due dei più gravi malati bancari europei (di dimensioni significativamente maggiori dei nostri malati) non siano italiani». Infatti, i malati veri non sono gli italiani, sono i tedeschi. Che hanno speso di più in Europa (escluso il Regno Unito) per salvare le banche dai fallimenti. I tedeschi sono quelli che continuano a salvare le banche con aiuti di Stato - l'ultima la Nord Lb di Hannover, 3,6 miliardi - che a noi verrebbero contestati; e quelli che sbraitano sui rischi dei nostri titoli di Stato quando sono i loro bilanci, e quelli francesi, ad essere inzeppati di derivati. Non piangiamoci troppo addosso. di Francesco Specchia

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