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Crisi: Fim Cisl, in Friuli Venezia Giulia 13mila metalmeccanici coinvolti

domenica 16 febbraio 2014
Crisi: Fim Cisl, in Friuli Venezia Giulia 13mila metalmeccanici coinvolti

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Udine, 12 feb. - (Adnkronos) - I metalmeccanici del Friuli Venezia coivolti dalla crisi sono oltre 13mila e, malgrado gli indicatori nazionali di dicembre parlino di ripresa, in regione non si vede alcun spiraglio. Inoltre, la cifra è approssimativa, non comprendendo tutte le piccole imprese dove il Sindacato non è presente e che spesso sono destinate a non riaprire più. L'allarme arriva dalla Fim Cisl Fvg, che a Magnano in Riviera (Udine) ha riunito il suo direttivo, alla presenza anche del leader della categoria, Giuseppe Farina. "La situazione è drammatica", sintetizza il segretario regionale, Sergio Drescig, puntando il dito anche sulla disoccupazione giovanile, passata in 7 mesi dal 37% al 43%. La crisi colpisce in particolare le province di Udine e Pordenone, con oltre 10mila lavoratori coinvolti. Ma non solo. I alla Ferriera di Servola (Trieste) è stata firmata la cassa integrazione per 285 dipendenti e la Carraro di Gorizia è passata nel giro di qualche anno da 200 addetti a una settantina. Tanti i fronti aperti, richiamati da Drescig, dalla Mangiarotti di Udine, il cui problema finanziario non è ancora stato risolto e ci sono commesse fino al 2017, alla Wartsila di Trieste, passando per gli esuberi annunciati di Insiel Mercato. "Va poi considerato -aggiunge Drescig- che nei prossimi anni le aziende purtroppo si assesteranno verso il basso il che significa che, anche se ci sarà ripresa, non tutti i lavoratori saranno riassorbiti, anzi molto probabilmente verranno definitivamente espulsi dai cicli produttivi". Di qui l'appello alla Regione, a costruire non solo solide politiche attive del lavoro, ma a concentrasi su un piano industriale, oggi assente, che faccia perno intorno al manifatturiero. "Non basta tappare i buchi e giocare in difesa", afferma il segretario della Fim, sollecitando misure industriali concrete e di prospettiva.