Da sempre a fine maggio vengono esposte le relazioni dei due esponenti di vertice, il governatore della Banca d’Italia e il Presidente di Confindustria. In entrambi i casi il ruolo istituzionale impone un’analisi del periodo precedente e di prospettiva futura che, però, non si discosta mai più di tanto da quella dell’anno prima. Quest’anno è approdata l’IA e sia Orsini sia Panetta hanno sottolineato l’importanza che l’IA sta avendo a livello globale e di come sia necessaria per dar una nuova spinta all’evoluzione del Paese. Bene sottolineare, in parte fatto da entrambi, che per approdare all’IA e utilizzarla, senza che essa sottoponga il nostro capitale umano ad essa, diventando incontrollabile, servono massicci investimenti pubblici e privati che non possono limitarsi ad acquistare dagli Usa o dai cinesi la tecnologia, ma è indispensabile che sia l’Italia sia l’Ue, ne diventino emancipatori e costruttori. Serve soprattutto a noi ben altra qualità tecnologica nelle filiere produttive e parimenti mastodontici investimenti nella formazione per tutte le fasce di età, in modo da evitare com’è successo nel rapporto tra Pa e cittadini che la prima sia in costante ritardo.
Piazza Affari mai così in alto Superato il record di 26 anni fa
Sarà pure vero, come dicono gli espertoni di economia che la sanno lunga perché tastano il polso della ggg...L’esempio della fornitura della carta d’identità obbligatoria solo dopo 15 anni dall’ingresso nel nostro Paese, così che l’amministrazione tributaria imponga ai contribuenti l’obbligo della denuncia annuale, riservandosi sei anni per stabilire la correttezza e congruità, e rimborsi l’eventuale l’eccesso versato solo dopo molti anni, è l’esempio eclatante dei ritardi tecnologici e formativi. Serve un progetto di formazione all’IA, o meglio di alfabetizzazione diffusa che deve iniziare nel ciclo scolastico, ma che venga anche diffusa per l’intera popolazione. Oltre all’evoluzione tecnologica non può e non deve passare sotto traccia quanto il sistema Paese fatica ad allinearsi ai migliori del globo, nonostante la manifattura sia ai primi posti dell’export a livello mondiale, posizionandosi nei primi cinque, seppur in presenza di una pronunciata carenza di grandi gruppi industriali a capitale italiano, posizionati ai vertici delle filiere, dovuta a ricambi generazionali che abbandonano le produzioni industriali puntando solo più su quelle finanziarie. Servirebbe che il vertice istituzionale bancario e quello del più grande rappresentante del sistema economico privato evidenziassero nelle loro relazioni che tra i limiti che riducono la crescita c’è anche una carenza di un capitalismo italiano per molteplici motivi, in parte dovuti alla politica, in parte alla comodità di ridurre il rischio.
"Italia promossa su Fisco, lavoro e banche": pure l'Ue zittisce i gufi
"L'Italia ha continuato ad attuare misure che migliorano la qualità delle finanze pubbliche, riducono l&...Il fatto che Pmi e microimprese, ormai quasi totalmente in mano al controllo estero, siano il traino del Paese non può non preoccupare, in ragione sia dei loro limiti dimensionali e patrimoniali, sia che non consentono investimenti necessari per poter crescere in produttività ed essere più competitive. Parimenti andrebbe anche sottolineato che, viceversa, il sistema bancario s’è trasformato e modernizzato ed è in grado di sostenere oggi la crescita del nostro sistema socioeconomico. Fusioni e incorporazioni sono state all’origine della crescita delle banche italiane, condizione che ne ha consentito un rafforzamento patrimoniale che rende le nostre prime 5 banche nelle prime 10/12 dell’Ue. Le banche hanno fatto quanto tanto per sostenere la crescita del Paese, sarebbe opportuno che altrettanto facesse il capitalismo italiano.




