Padova, 11 giu. (Adnkronos) - "Non abbiamo ancora toccato il fondo, ma ci siamo vicini. L'Italia e' sprofondata nella peggiore recessione dall'Unita'. Tuttavia, indicatori come la stabilizzazione del mercato auto e gli ordini dall'estero, schiudono spiragli. Segnali che vanno colti e amplificati dalle politiche economiche, facendo leva sull'unico vero grande vantaggio competitivo del nostro paese: la sua vocazione industriale". Prova a dare un messaggio di fiducia alla platea di imprenditori, il direttore del Centro Studi Confindustria Luca Paolazzi, ospite ieri sera allo Sheraton dell'incontro "L'Europa e l'Italia nel secolo asiatico" organizzato da Confindustria Padova, in collaborazione con Cassa di Risparmio del Veneto. Intervistato da Andrea Cabrini, direttore di Class-Cnbc, Paolazzi ha fatto il punto sullo scenario economico degli ultimi 30 anni 'che hanno cambiato il mondo' e sulla congiuntura. 'Un'economia di guerra', la definisce: 70mila imprese manifatturiere chiuse in cinque anni, produzione crollata del 25% (in alcuni settori di oltre il 40%), distruzione del 15,3% del potenziale manifatturiero. Come risollevarsi? "Una parte della caduta e' permanente - afferma Paolazzi - Senza una nuova politica economica che rilanci la crescita e il manifatturiero, l'Italia e' destinata a regredire nel benessere". La lezione arriva proprio dai paesi che hanno puntato sull'industria e la conoscenza, come Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Brasile, Corea del Sud. Numeri alla mano, "piu' cresce il peso del manifatturiero, piu' aumenta la progressione del Pil, tanto che un punto in piu' di manifatturiero vale in paesi come l'Italia, 1,5 punti di maggiore crescita", spiega.(segue)




