(Adnkronos) - Per capire quali sono i margini di miglioramento che potrebbero derivare da una maggiore integrazione tra agricoltura, industria alimentare e distribuzioni si pensi che nel solo agroalimentare il fatturato del falso made in Italy ha superato i 60 miliardi di euro. Nonostante la contraffazione, nel 2013 l'export italiano è stimato in crescita dell'8% al record storico di 34 miliardi. Alla luce di questi dati diventa sempre più necessario un riposizionamento della filiera agroalimentare al fine di attrarre occupazione, soprattutto giovanile, e capitali necessari per elevare la qualità e la redditività. Purtroppo nonostante l'Italia produca molte eccellenze agroalimentari, molte uniche al mondo, viene superata dalla Germania che esporta non solo automobili e macchinari ma anche prodotti alimentari. La percentuale dell'export italiano in questo settore è inferiore a quella della Germania, che esporta il 27,5% della propria produzione. L'Italia riesce a esportare solo il 19% di quanto produce e tale percentuale è talvolta inferiore anche a quella di altri settori del made in Italy. Per affermare l'agroalimentare italiano su scala globale è indispensabile riorganizzare la fase di commercializzazione anche attraverso alleanze con grandi catene di distribuzione multinazionali. Se l'Italia raggiungesse la Germania nella percentuale di export sul fatturato nazionale dell'agroalimentare realizzerebbe un aumento delle esportazioni di quasi 10 miliardi di euro (oggi a quota 24,3 miliardi).(segue)




