Firenze, 21 mar. - (Adnkronos) - In tempi di frodi diffuse - buona ultima quella della carne di cavallo che sta interessando mezza Europa - e di sofisticazioni che coinvolgono anche grandi nomi e gruppi internazionali, la seria e trasparente certificazione di un prodotto ad opera di un soggetto terzo, rappresenta una garanzia di sicurezza per i consumatori e un valore aggiunto per lo stesso prodotto. Cio' vale per tutti i settori merceologici e, a maggiore ragione, per quanto e' destinato alla tavola, vale a dire per tutto l'agroalimentare, ivi compreso il vino che, non a caso, ha alle spalle una lunga e corposa storia di sofisticazioni. Solo lo scorso anno in Italia i Nas hanno sequestrato quasi 20 milioni di chili di prodotti alimentari e bevande per un valore di 468 milioni di euro nel 2012, di cui il vino e gli alcolici pesano per un 5%. Si capisce dunque all'istante la valenza di "Toscana Certificazione Agroalimentare" (Tca), una societa' che da oltre tre anni controlla e certifica il 63 per cento del vino toscano, ovvero oltre un milione e mezzo di ettolitri di vino e un milione e settecentomila quintali di uve. Oggi Tca ha presentato in Regione la propria attivita' e il suo nuovo sito internet. Una garanzia assoluta, il "timbro" di Tca, per i consumatori e per tutti i produttori "onesti", ma anche uno strumento di sicura promozione per il vino toscano che, per due terzi almeno, dal piu' modesto al piu' blasonato, puo' presentare cosi' un "passaporto" di genuinita' e di rispondenza ai disciplinari di produzione. Gran bel vantaggio, di questi tempi. Non a caso, d'altronde, Tca, dopo il vino, si appresta a svolgere uguale compito per l'olio, altro prodotto principe della Toscana, che purtroppo soffre ancor di piu' di una concorrenza spesso sleale e subdola. (segue)




