L'ambito nelle imprese, dove la riforma ha esercitato maggior impatto, e' rappresentato dalla flessibilita' in ingresso (49,9%), seguita dalla gestione della flessibilita' in uscita (18,5%) e dall'utilizzo di ammortizzatori sociali (16%). Non si riscontrano variazioni evidenti rispetto al numero di aziende che utilizza i diversi tipi di contratto. Diminuiscono solo le realta' che ricorrono agli stage (-5,2%) e ai contratti di collaborazione a progetto (-3,7%). Solo il 23,4% delle imprese sostiene di aver compiuto delle trasformazioni di contratti non a tempo indeterminato. In particolare, nel 73,2% dei casi si e' optato per altre forme flessibili (tempo determinato 25,6%, contratti di apprendistato 14,6%, co.co.pro. e partite iva 12,2%, somministrazione a tempo determinato 8,5%, altro 12,2%) mentre, solo nel 26,8% dei casi si e' optato per contratti a tempo indeterminato. Il 56,4% delle aziende dichiara di aver gestito almeno un inserimento nel I semestre 2013. Questa percentuale risulta piu' bassa di 4,9 punti rispetto a quella registrata nello stesso periodo del 2012 (56,4% vs 61,3%). Analizzando il periodo da luglio 2012 ad oggi, invece, sono state inserite 29.349 persone, di cui il 45,3% (13.305 persone) con contratti di lavoro subordinato (tempo indeterminato, tempo determinato e apprendistato). 8segue)




