(Adnkronos) - Lo studio Cna evidenzia infatti come quasi il 16% dei consumi energetici nella nostra regione siano attualmente coperti dall'energia prodotta dalle fonti rinnovabili (percentuale largamente superiore al dato nazionale pari all'11%) mentre solo nel 2005 la stessa percentuale fosse pari appena al 3,2%. «Lo sviluppo cosi' rapido del settore e' stato reso possibile dalla forte incentivazione di cui gli impianti rinnovabili hanno goduto, condizione che ha riguardato soprattutto i grandi impianti, spesso sostenuti da processi di tipo speculativo che consumano territorio, sottraggono aree agricole di qualita', pongono problemi rilevanti di compatibilita' paesaggistica e non i piccoli impianti a rete su cui e' necessario ancora puntare. Secondo la Cna, il principale contributo alla soluzione del problema energetico in Sardegna, nonche' una grande opportunita' per il settore delle costruzioni, e' quello che la ricerca chiama i "Negawatt", cioe' i Megawatt non consumati grazie ai miglioramenti dell'efficienza energetica. E' qui che entra in gioco la riqualificazione del patrimonio edilizio anche e soprattutto in termini di efficientamento energetico. "Oggi in Sardegna (come in Italia) l'edilizia e' il colabrodo dell'energia - dichiarano Marras e Porcu - per via dell'anzianita' del parco edifici, per l'assenza di manutenzione programmata e anche per la progressiva perdita, avvenuta negli ultimi decenni, della relazione tra edilizia e caratteristiche climatiche dei territori. Spiace - proseguono Marras e Porcu - che la Regione nel predisporre la manovra di bilancio per il 2013 paia considerare irrilevanti le opportunita' che possono venire da un piano straordinario di riqualificazione ed efficientamento energetico del patrimonio edilizio - con priorita' per quello pubblico - in termini di rilancio dell'economia e dell'occupazione e si concentri al contrario nel predisporre interventi di nessuna efficacia perche' di natura esclusivamente assistenziale e non in grado di rilanciare la domanda e promuovere 'lavoro vero', quello che si aspettano migliaia di imprese e disoccupati sardi".




