Perugia, 15 ott. (Adnkronos/Labitalia) - "Il progressivo inasprirsi della crisi economica e la sua evoluzione in senso recessivo stanno mettendo in evidenza l'incapacita' dei sistemi economici di risolvere le difficolta' in cui da tempo versano i lavoratori, i pensionati e le loro famiglie". Parte da questa constatazione il documento unitario di Cgil, Cisl e Uil dell'Umbria, varato oggi al termine dell'Attivo regionale unitario dei delegati, svoltosi a Perugia. Un 'canovaccio' che ora sara' al centro di una fase di partecipazione nei luoghi di lavoro e di mobilitazione unitaria, per chiedere di restituire centralita' al lavoro e alla produzione. Nel corso del dibattito, coordinato dal segretario generale della Cgil dell'Umbria, Mario Bravi, e costellato dagli interventi di numerosi delegati sindacali delle principali realta' industriali dell'Umbria, i segretari generali di Cisl e Uil, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini, hanno insistito sulla necessita' di uno "scatto" verso la costruzione di "un nuovo modello di sviluppo economico di sviluppo sociale e industriale", attivando al piu' presto quelli che gli economisti chiamano "motori autonomi dello sviluppo". Il primo di questi motori deve essere "un'industria manifatturiera riqualificata e attrezzata per essere capace di far fronte alla competizione sul mercato globale, puntando sulla qualita' del prodotto e sull'innovazione avanzata, promuovendo anche interazioni con i territori limitrofi". Non e' possibile che il manifatturiero in Umbria rappresenti solo il 17% del Pil -hanno ribadito i sindacati- ed esiste un problema ormai strutturale, in termine di investimenti e capacita' di innovazione e sviluppo. (segue)




