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Inps, sbagliati i calcoli sui redditi dei pensionati: ecco chi è nei guai con il Fisco

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Antonio Castro
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Almeno 128mila contribuenti dovranno ripresentare entro marzo 2021 la dichiarazione dei redditi. Anche nel caso abbiano controfirmato quella precompilata. Il problema è che se l'Inps non riconosce per propri, e validi, i dati trasmessi dall'Agenzia delle Entrate a finire nei guai saranno comunque i contribuenti. E quest' anno nei pasticci saranno 600mila tra pensionati, cassintegrati e disoccupati. Ogni anno 19.600.000 persone hanno rapporti con l'Istituto. Ma fa comunque impressione scoprire che almeno 600mila pratiche contengono errori. Una percentuale che l'Inps quantifica semplicemente «nel 3%». Sta di fatto che ad oltre 128mila contribuenti - vale a dire quanti non hanno «prelevato telematicamente o tramite intermediari la rettifica» della Certificazione unica fiscale - l'Istituto ammette di aver «recapitato la consueta comunicazione di variazione per consentire il corretto adempimento di eventuali ulteriori obblighi dichiarativi». Secondo quanto anticipato dal quotidiano ItaliaOggi tutti questi saranno costretti o a ricompilare o a ripresentare la dichiarazione dei redditi. L'Istituto di previdenza ha cominciato nelle settimane scorse ad inviare una nuova "Certificazione Unica 2020" che «annulla e sostituisce quella precedente» perché «le somme certificate non corrisponde a quelle effettivamente erogate o trattenute nel 2019 ».

Per mettersi in regola non resta altro da fare che ripresentare una nuova certificazione unica 2020. E oltre a rifare tutto bisogna mettersi il cuore in pace e prepararsi a pagare per un errore di compilazione che non si è commesso. Bisognerà infatti ripresentare la dichiarazione dei redditi, autodenunciandosi. E per evitare di andare a sbattere tra qualche tempo contro un accertamento per infedele dichiarazione bisognerà optare prudentemente per il "ravvedimento" (pagando una sanzione ridotta di 25 euro), visto che i termini per presentare la certificazione sono scaduti. L'Inps ammette il colossale errore («Ci scusiamo per l'eventuale disagio arrecato, ma ciò le consentirà di presentare la dichiarazione dei redditi sulla base di una Certificazione Unica corretta». Altre strade al momento non ci sono, salvo un intervento in extremis del governo che metta al riparo i contribuenti che in buona fede - trasmettendo i dati fiscali errati ricevuti - siano incappati tra quanti hanno controfirmato la dichiarazione fiscale errata. E neppure quanti - tanto per stare tranquilli e non avere problemi - si sono avvalsi della dichiarazione dei redditi precompilata possono sentirsi al sicuro. Anzi sempre la missiva d'accompagnamento dell'Inps avverte che «qualora si intenda avvalersi della dichiarazione precompilata fornita dall'Agenzia delle Entrate» il contribuente «dovrà, ove necessario, modificarne il contenuto sulla base della Certificazione Unica rettificata».

 

 

Comprendibile che tra gli addetti ai lavori (commercialisti, tributaristi, consulenti, patronati e Caf), serpeggi una certa preoccupazione. Proprio perché si dovrà ora far fronte ad una nuova ondata di compilazioni per un errore né dei clienti né dei relativi studi. L'Inps - in una nota piccata diffusa ieri a tarda sera - spiega che non c'è stato « alcun errore nelle procedure informatiche dell'Istituto, ma si tratta di ordinaria attività relativa agli obblighi dell'Inps in quanto sostituto di imposta e non sussiste alcuna campagna massiva di rettifica delle certificazioni fiscali rilasciate dall'Inps. E che la «rettifica è necessaria per integrare, sostituire o correggere i dati della precedente Certificazione Unica, nella quale le somme certificate non corrispondono a quelle effettivamente erogate o trattenute dall'Inps nel 2019». Resta la possibilità di mettersi in regola con la «dichiarazione tardiva» o di quella «omessa» entro o oltre 90 giorni dalla scadenza ordinaria (entro il 10 marzo 2021). Se oltre al ritardo c'è un mancato versamento delle tasse andrà pagata anche la sanzione per omesso versamento.

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