Tasse, reddito e servizi sono gli ingredienti insostituibili della tavola degli italiani, persone, famiglie e imprese. Da parecchi lustri, le forze politiche vengono sollecitate dalla società civile, attraverso le molteplici rappresentanze datoriali e sindacali, a definire un’idea Paese che identifichi un piano in grado di rendere attivo uno spazio e un ruolo interconnesso a e tra ciascuno dei tre grandi capitoli. Intervenire sulle tasse senza aver costruito una politica fiscale, che venga messa al primo posto dell’agenda, non solo governativa ma anche legislativa, non porterebbe a nulla. La pressione fiscale è relativamente alta, ma deve far fronte alla complessità dei servizi, che da noi, forse più che in ogni altro Paese, consentono ad ogni abitante di avere sanità, previdenza, assistenza, servizi comuni per la gestione urbanistica e del territorio, istruzione. Negli ultimi quattro anni l’erario ha recuperato dall’evasione oltre il doppio di quanto faceva precedentemente, eppure i servizi non sono migliorati, mantenendo le stesse carenze.
Che sia necessario continuare nell’opera di abbattimento dell’evasione ed elusione è fondamentale, ma lo è altrettanto migliorare i servizi a cominciare da quelli sulla salute. L’azzardo della sinistra di puntare ad una patrimoniale non solo è sbagliato, ma non farà che alimentare tensioni che si scaricherebbero, come sempre, sul ceto medio, una ricetta, la loro, che fa emergere la disfatta che hanno costruito nei servizi durante i tanti periodi in cui hanno guidato il Paese. È sostanziale che la coalizione guidata da Giorgia Meloni concentri la sua attività progettuale Paese sul far funzionare i servizi e parimenti che le categorie economiche, datoriali e sindacali del lavoro dipendente, contribuiscano al loro miglioramento con proprie azioni organizzative, ma anche finanziarie per primi. Altrettanto necessario che i sindacati collaborino per realizzare un lavoro maggiormente produttivo, alla pari di quello tedesco e francese, ma anche spagnolo, per consentire e ottenere non solo la crescita dei salari, vincolandola alla produttività, ma anche la redditività aziendale.
Una redditività che per realizzarsi deve disporre di crescite patrimoniali e dimensionali che si traducono in maggiori disponibilità agli investimenti e un accesso al credito più favorevole e meno oneroso e parimenti consenta di dare corso a forme integrative di servizi a favore dei dipendenti. Il basso reddito del lavoro dipendente è sovente associato a quello del lavoro autonomo di micro dimensioni che può ricorrere alla via di fuga dell’elusione e dell’evasione, fortemente dannosa per la collettività. Il difetto-merito della flat tax è, da una parte, di riuscire a ridimensionare l’evasione, ma dall’altra di essere iniqua per chi, da lavoratore dipendente con il medesimo reddito, paga il doppio. Le tasse debbono far parte del vivere sociale. È importante però che il loro utilizzo sia esente da sprechi e inefficienze che innescano una tassa occulta aggiuntiva per compensare la scarsa qualità e disponibilità dei servizi.




