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Il caldo si trasforma in tassa per le imprese da 12 miliardi

Secondo Confesercenti l’afa peserà sull’economia italiana
di Alessandro Antoninidomenica 19 luglio 2026
Il caldo si trasforma in tassa per le imprese da 12 miliardi

2' di lettura

Non solo emergenza sanitaria e sociale: l’innalzamento delle temperature inizia a pesare anche su imprese e consumi. Secondo una stima di Confesercenti, convivere ogni anno con trenta-sessanta giorni di caldo intenso può pesare sull'economia italiana tra i 6 e i 12 miliardi di euro, pari a circa lo 0,2-0,4% del Pil, tra maggiori costi energetici, minore produttività, investimenti obbligati e fatturato perso nei settori più esposti.

È quanto emerge da un approfondimento condotto dall’Ufficio economico Confesercenti sull’impatto delle alte temperature sull’economia del Paese, in questo momento al suo picco: già da venerdì il ministero della Salute ha esteso a 16 città il cosiddetto bollino rosso, il massimo nel sistema di allerta nazionale. Nel dettaglio, la voce più pesante è quella degli investimenti ormai obbligati - impianti di climatizzazione più efficienti, fotovoltaico, schermature e riqualificazione energetica degli immobili -, valutati tra i 2 e i 4 miliardi. Seguono i maggiori costi per l'energia, tra i 2 e i 3 miliardi, legati alla necessità di raffrescare più a lungo, e il calo della produttività del lavoro nelle giornate di caldo intenso, stimato tra 1,5 e 3 miliardi. Si aggiungono infine 1-2 miliardi di fatturato perso nei settori più esposti, dall'edilizia all'agricoltura fino alla logistica e al commercio ambulante.

«Il riscaldamento - sottolinea Confesercenti - è sempre stato una delle principali voci di spesa energetica per le famiglie, a cui si aggiungono oggi i costi della climatizzazione estiva: si spendono in media circa 150 euro, cifra che potrebbe arrivare fino a 400 nel giro di pochi anni. Vanno inoltre considerati l'acquisto e la sostituzione dei condizionatori, il maggior consumo idrico e le spese sanitarie legate allo stress termico. Il caldo rischia così di trasformarsi in una sorta di 'nuova tassa climatica', che grava soprattutto sui redditi medio-bassi e sulla popolazione anziana. Una dinamica simile riguarda anche le imprese: un bar o un negozio che oggi sostiene 3.000 euro l'anno per il raffrescamento potrebbe trovarsi a spenderne 5.000-6.000 in breve tempo, cui si sommano gli investimenti ormai indispensabili in impianti più efficienti e nella riqualificazione energetica degli immobili, un vero e proprio ostacolo di capitale per le microimprese».