Anche la Bce vede all’orizzonte la tempesta perfetta. L'inflazione complessiva dell'area dell'euro ben al di sopra dell'obiettivo della Bce fino alla prima metà del 2027 e lo shock energetico sarà «molto più persistente» di quanto la stessa Banca centrale avesse inizialmente pensato. La fotografia scattata dall'ultimo Bollettino economico di Francoforte restituisce un quadro di forte incertezza, e non solo sul fronte economico. Se da un lato la tensione sui tassi e sui rendimenti obbligazionari in Usa e Ue complica le decisioni di politica monetaria, dall'altro l'addio della componente tedesca del comitato esecutivo Isabel Schnabel accelera la partita politica per i nuovi equilibri ai vertici dell'Eurotower.
Il tutto nonostante un quadro macroeconomico che vede l’economia dell’Eurozona mostrare una tenuta superiore alle attese con un Pil cresciuto dello 0,6% nel secondo trimestre e stime di crescita pari allo 0,9% nel 2026, allo 1,4% nel 2027 e allo 1,5% nel 2028 -, è infatti il fronte dei prezzi a condizionare le prossime mosse dell'istituto. Tenuta che in qualche modo riguarda pure l’Italia. Dopo il rialzo delle stime di Fitch (+1%) e dell’Ocse (+0,9%), ieri anche S&P ha deciso di dare fiducia all’Italia, portando allo 0,8% la previsione sul Pil del 2026, con un tasso di disoccupazione al minimo storico del 5,7% che resterà su questo valore fino al 2029. La situazione internazionale, comunque, non è rassicurante. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno spinto il petrolio Brent fino a 108 dollari al barile, provocando ad agosto un balzo della componente energetica del 14,3%. Di conseguenza, la Bce stima che l’inflazione raggiungerà un picco del 3,6% nel quarto trimestre del 2026, per poi riavvicinarsi al target del 2% solo verso la fine del 2027.
Il timore espresso dalla banca centrale è che l’aumento dei costi energetici finisca per scaricarsi anche sui beni alimentari e sull'inflazione di fondo, complice la spinta della domanda interna. In questo scenario, dopo aver portato il tasso sui depositi al 2,50% (con il tasso sui rifinanziamenti principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%), i mercati finanziari hanno iniziato a scommettere su una traiettoria decisamente restrittiva, arrivando a ipotizzare fino a quattro ulteriori rialzi dei tassi entro l'autunno del 2027. Ad appesantire il contesto contribuisce inoltre la forte instabilità del mercato obbligazionario globale. La corsa dei rendimenti dei Treasury americani - con il trentennale salito al 5,45% e il decennale al 5,15% - si è trasmessa direttamente sui Titoli di Stato europei. Nonostante la buona tenuta della domanda nelle aste, il Tesoro italiano ha registrato un incremento di rendimento di 62 punti base sulla scadenza a 2 anni (con lo spread Btp-Bund a quota 95), mentre lo spread della Francia si attesta sopra i 110 punti base a causa delle incertezze politiche e fiscali interne.
Una stretta monetaria troppo rigida rischierebbe quindi di far avvitare il costo del debito dei Paesi membri, in una fase storicamente complessa anche sul piano della cooperazione tra le sponde dell'Atlantico. In questo quadro già fragile si inserisce la decisione di Isabel Schnabel di lasciare il Comitato esecutivo con circa un anno di anticipo sulla scadenza del mandato (prevista per ottobre 2027), per assumere dal 4 gennaio il ruolo di financial counsellor e direttrice del Monetary and capital markets department del Fmi. «Quando è iniziata la guerra in Medio Oriente, abbiamo visto immediatamente una fiammata dei prezzi energetici. E inizialmente ci si chiedeva se fosse un evento di breve durata. Purtroppo, abbiamo dovuto prendere atto che è molto più persistente di quanto pensassimo», ha dichiarato la Schnabel intervenendo al Wo men Economic Forum Europe. «Non si tratta solo del petrolio, c'è anche il gasolio e il gas, e questo ha fatto salire le prospettive d'inflazione: siamo focalizzati sull'inflazione a medio termine ed è per questo che abbiamo dovuto rispondere alzando due volte i tassi d'interesse».
L'uscita della figura tedesca, tra le voci più autorevoli del board, accelera inevitabilmente il riassetto dei vertici della Bce. La necessità di trovare un accordo sui nuovi equilibri di governance potrebbe anticipare le manovre per la successione della presidenza di Christine Lagarde prima delle elezioni francesi di aprile 2027, riaprendo il toto-poltrone che vede già tra i possibili candidati lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, l'olandese Klaas Knot e il presidente della Bundesbank Joachim Nagel per il ruolo di capo economista.




