La crisi delle democrazie Europee si tinge di nuove complessità che largheggiano a sinistra, poca chiarezza e molti bluff. Parimenti il centrodestra mira al consenso e presenta una manovra che punta al proprio elettorato storico. Una manovra che la sinistra contesta, senza riuscire a presentarne una propria come al solito ormai da almeno quattro lustri, nella quale primeggiano i loro valori, senza però nessuna probabilità di metterli in atto. Mi riferisco ai programma dei tanti governi a matrice di sinistra che contenevano possibili risultati storici, riguardante sanità, previdenza, sicurezza, istruzione e formazione permanente. Ognuno di loro è stato lanciato come la novità del secolo per poi rivelarsi carente dei fattori che ne avrebbero dovuto sancire un cambio del modus vivendi per gli italiani. Mi riferisco alla riforma Bindi sulla Sanità che avrebbe dovuto offrire a tutta la popolazione condizioni di assistenza sanitaria innovativa e in grado di reggere ogni tipo d’avversità proveniente dall’Italia o da fuori territorio. Peccato che non avendo fatto una programmazione almeno trentennale la riforma è assurta a un fiasco che stanno pagando le generazioni successive, che le obbliga a sottoscrivere polizze per la salute, per una cifra che è prossima ai 50 miliardi di euro l’anno.
Altrettanto in affanno è il sistema previdenziale, così tanto da obbligare coloro che entrano al lavoro dall’anno in corso e successivi, di dover sottoscrivere una forma previdenziale integrativa, ovvero altre decine di miliardi che escono dalle tasche degli italiani. A seguire per sicurezza e immigrazione, c’è stata la totale incapacità a gestire i flussi, solo la Bossi-Fini è riuscita a limare i danni per risprofondare, coi governi di centrosinistra nella disperazione.
Infine il grande capitolo istruzione e formazione, alimentato da scarsi fondi e carenza di una riforma di studi che fosse compatibile con le esigenze dei sistemi economici e per evitare la fuga dei cosiddetti cervelli. Per industria, commercio e export i governi di sinistra hanno fatto poco nulla. In sintesi il centrosinistra ha parlato molto e fatto poco e anche ora non c’è uno stralcio di programma che miri al recupero del sistema industriale. Non è un caso che le imprese italiane che tengono banco anche a livello internazionale e hanno un fatturato di almeno un miliardo di euro appartengo al farmaceutico, agroalimentare, packaging e pochi altri. Un altro settore fino all’arrivo del Covid era quello del lusso e degli accessori - produzioni negli anni ’90 erano insediate da noi che poi si sono spostate in Oriente e a restare in Italia sono rimasti solo il design e la produzione di eventi di cui uno dei più importanti a livello mondiale è a Milano. Il centrodestra ha saputo, in questi 4 anni, ridurre il deficit, ottenendo il rinascimento internazionale del risultato dai re della certificazione mondiale, e recuperare oltre 1,8% di occupazione. Risultati che, però, necessitano di una più approfondita attenzione per realizzare un piano di politica industriale duraturo per avere un ampio supporto finanziario e ottenere salari più elevati, una produttività che da noi difetta da oltre 30 anni.




