Nuova Delhi, 29 dic. (Adnkronos/Ign) - E' morta la notte scorsa in un ospedale di Singapore la studentessa 23enne stuprata e picchiata su un autobus di Nuova Delhi il 16 dicembre scorso. I sei stupratori della ragazza saranno accusati di omicidio, oltre che di stupro e aggressione, ha reso noto il portavoce della polizia di Nuova Delhi, Rajan Bhagat, precisando che la formalizzazione delle accuse sarà effettuata il 3 gennaio per aprire la strada al processo. Commossi dall'altissimo numero di messaggi di affetto e solidarietà ricevuti da ogni parte, i genitori della 23enne hanno espresso "la speranza che la morte della loro figlia possa portare ad un futuro migliore per le donne a Delhi e nell'intera India". A riferire oggi il messaggio è stato l'Alto Commissario indiano a Singapore, T.C.A. Raghavan. Il premier indiano Manmohan Singh ha dichiarato: "Lei può aver perso la sua lotta per la vita, ma sta a noi assicurare che la sua morte non sia stata vana". "Abbiamo visto le emozioni e le energie liberate da questo caso", ha proseguito. "Sarebbe un vero omaggio alla sua memoria riuscire ad incanalare queste emozioni ed energie in un'azione costruttiva". In serata è però arrivata la notizia di un altro stupro mortale. La vittima è donna di 45, uccisa dopo aver subito le violenze di 8 uomini nella città di Barasat, nel Bengala occidentale. Il marito della donna, riferisce l'emittente Ndtv, è stato picchiato selvaggiamente dopo aver tentato di difendere la moglie ed è ora ricoverato in un ospedale della vicina Kolkata. La coppia stava rientrando a casa dopo il lavoro quando gli assalitori hanno cominciato a molestare la donna. Alcuni di loro hanno sopraffatto il marito e trascinato via la moglie. L'uomo è riuscito a liberarsi e a chiedere l'aiuto dei vicini. Il corpo senza vita della vittima, che riportava ferite alla testa, è stato in seguito ritrovato seminudo nei pressi di uno stagno. Il marito della donna sarebbe riuscito a identificare uno degli assalitori. Intanto oggi l'intera India si è raccolta simbolicamente attorno alla salma di "Damini", come è stata soprannominata la studentessa divenuta simbolo del coraggio e dell'emancipazione femminile. In tutto il paese, da New Delhi a Mumbai, da Bangalore fino a Kolkata in Rajasthan, migliaia di persone, per lo più giovani, si sono radunate pacificamente, in un giorno ribattezzato "sabato nero" per esprimere "dolore e rabbia" per l'accaduto e per chiedere una punizione esemplare dei colpevoli che, secondo una parte dei manifestanti, non può essere altro che la morte per impiccagione. A New Delhi le autorità indiane temevano il peggio e per questo avevano blindato la grande rotonda di India Gate e i palazzi del potere dopo che domenica 100 persone erano rimaste ferite e un poliziotto aveva perso la vita durante le violente proteste. La sfilata di oggi si è però svolta in silenzio e a parlare sono stati solo i cartelli con le scritte "vogliamo giustizia" e "basta alla cultura di violenza contro le donne". Alcuni hanno poi reso un commosso omaggio con candele e fiori al punto che in serata il centro della città si è trasformato in una distesa di lumini.




