Ankara, 21 dic. - (Adnkronos/Aki) - Con la vicenda della maxi inchiesta sulla corruzione, che da giorni scuote il governo turco, il premier Recep Tayyip Erdogan e l'influente intellettuale e teologo Fethullah Gulen sembrano ormai arrivati alla resa dei conti. Senza fare il nome del premier, l'intellettuale che vive in esilio negli Stati Uniti e che un tempo sosteneva Erdogan, ha "maledetto" chi ha deciso di destituire i dirigenti della polizia che hanno partecipato all'inchiesta che ha portato all'arresto di decine di persone collegate al governo, tra le quali i figli di tre ministri. In un video pubblicato sul sito herkul.org, Gulen attacca "chi non bada al ladro, ma persegue coloro che danno la caccia al ladro, chi non vede l'omicidio, ma diffama gli altri, accusando gente innocente" e auspica che "Dio bruci le loro abitazioni, mandi in rovina le loro case, distrugga la loro unita'". Come sottolinea il sito del quotidiano Zaman, legato a Gulen, si tratta della prima volta che il teologo lancia pubblicamente una cosi' grave maledizione. Nel suo discorso, Gulen, che pur vivendo all'estero esercita una fortissima influenza su polizia e magistratura e su una parte dei media turchi, afferma che i musulmani devono comportarsi in base agli insegnamenti del Corano e del Profeta Maometto e parla di "violazioni dei diritti del popolo" nei confronti dei quali non puo' esserci "tolleranza". (segue)




