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Christine Lagarde, il capo della Bce che era la lacchè di Sarkozy: ora obbedisce a Berlino

Nicolas Sakrozy e Christine Lagarde

Carlo Nicolato
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Se vi chiedete come sia possibile che il presidente della massima istituzione bancaria europea (Bce), già presidente della massima organizzazione monetaria mondiale (Fmi), di fronte a una delle più imprevedibili crisi planetarie da oltre 70 anni a questa parte se ne possa uscire pubblicamente con ragionamenti talmente infelici da provocare il più grave crollo di borsa dei tempi moderni, si legga a seguito la lettera che tale altissima personalità, stiamo parlando ovviamente di Christine Lagarde, scrisse anni or sono all'allora presidente francese Sarkozy: «Caro Nicolas, molto brevemente e rispettosamente: 1) Sono al tuo fianco per servire te e i tuoi progetti per la Francia. 2) Ho fatto del mio meglio e posso aver fallito, qualche volta. Te ne chiedo perdono. 3) Non ho ambizioni politiche personali e non desidero diventare un'ambiziosa servile come molti di coloro che ti circondano: la loro lealtà è recente e talvolta poco durevole. 4) Usami per il tempo che serve a te, alla tua azione e al tuo casting. 5) Se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace; senza sostegno, rischio di essere poco credibile. Con la mia immensa ammirazione, Christine L.».

LA SCHIAVA
Parole untuose, servili al limite del sadomasochismo, viscide, cortigianesche se non fantozziane, che da sole basterebbero a tenere lontano chi le ha scritte da qualsiasi ruolo di responsabilità, anche fosse solo quello di amministratore di condominio. Ma che invece hanno evidentemente fatto da corollario a un'ascesa ai vertici mondiali tanto unica quanto senza apparenti spiegazioni. La data esatta della lettera non si conosce, risale probabilmente ai tempi della vittoria alle presidenziali di Sarkozy, quando la Lagarde, che era appena stata eletta la dodicesima donna più importante del mondo da Forbes, puntava a diventare ministro dell'Economia e delle Finanze del governo Fillon, come poi puntualmente avvenne.

Si conosce però il motivo della visita della gendarmeria che la scovò nel 2013 nella sua abitazione, in quanto la Lagarde era accusata di aver favorito da ministra l'enorme indennizzo che il pluricondannato Bernard Tapie reclamava al Crédit Lyonnais per la cessione del marchio Adidas. Per mettere fine alla disputa giudiziaria, il ministero guidato dalla Lagarde decise nel 2007 di ricorrere all'arbitrato privato contro il parere di un organo consultivo. L'anno dopo, i tre magistrati individuati concessero oltre 400 milioni di euro di indennizzo a Tapie, poi però restituiti a seguito di un'altra sentenza. La Lagarde fu quindi processata per aver dato il via all'arbitrato e per non aver presentato ricorso contro la successiva decisione arbitrale, e nel 2016 fu condannata per "negligenza", cioè nella migliore delle ipotesi per essersi dimostrata un'incapace. Il tribunale però con una decisione sorprendente la esentò dalla punizione prevista, un anno di carcere, 15mila euro di multa e iscrizione nel casellario giudiziario, a causa del «ruolo rivestito» e della sua «reputazione internazionale».

Dal luglio del 2011 sedeva infatti stabilmente al vertice del Fondo Monetario Internazionale, succeduta al conterraneo e amico Dominique Strauss-Kahn, noto predatore sessuale, costretto a lasciare per le accuse di stupro architettate a suo danno al Sofitel Hotel di New York. «Abbasserò il livello di testosterone» disse con una famosa battuta poco prima di essere eletta, ma della sua lunga presidenza durata dal 2011 al 2019 si ricorda più che altro il trattamento che riservò alla Grecia, il famoso salvataggio della Troika della quale oltre al Fmi facevano parte la Bce e l'Unione Europea. La cura anti-crisi fu così palesemente sbagliata e punitiva (Wikileaks svelò varie conversazioni in proposito) che la stessa Lagarde nel 2016 fu clamorosamente costretta ad ammettere che «si era fatto un errore evidente nel calcolo dei moltiplicatori».

ERRORI SU ERRORI
Cioè la numero uno del Fmi riconobbe in termini tecnici di aver sottostimato l'effetto recessivo delle misure imposte alla Grecia. Nonostante questo la negletta certificata dalla Corte di Giustizia della Repubblica francese, e per sua stessa ammissione, è arrivata al vertice della Banca Centrale Europea e alla prima prova delicata ha dimostrato di essere ancora una volta, e nella migliore delle ipotesi, inadeguata. Sbugiardata dalla stessa Bce che dopo la dovuta puntualizzazione ha fatto schizzare le Borse in direzione opposta e in pari intensità.

Nella peggiore si potrebbe invece pensare che per arrivare al vertice dell'organismo con seda a Francoforte, la Lagarde abbia utilizzato con la Merkel il metodo sadomaso usato con successo con Sarkozy: «Usami per il tempo che serve a te». Le sue parole infatti, «non siamo qui per chiudere gli spread», ricalcano l'esatta e nota posizione tedesca sul ruolo della Bce che è quella che poco prima, senza che pochi se ne accorgessero, Isabel Schnabel aveva ribadito.

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