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Ucraina, la volontaria dell'esercito: "I ras locali si accaparrano cibo e farmaci", gli aiuti finiscono sul mercato nero

Gianluca Veneziani
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Fa male, anche se non sorprende, sapere che c'è gente senza scrupoli disposta a lucrare sul dolore. Fa male constatare che anche in questo slancio umanitario, nobile e doveroso, a favore dell'Ucraina, c'è chi se ne approfitta, danneggiando i destinatari degli aiuti, la popolazione civile e i soldati che resistono al fronte. Ahinoi e ahiloro, ben il 30% dei sostegni che Stati occidentali, organizzazioni non governative e associazioni internazionali di beneficenza donano all'Ucraina finisce nel mercato nero, nelle mani di imprenditori, commercianti e faccendieri senza scrupoli che, con l'avallo della politica locale, rivendono alimenti e dispositivi sanitari in supermercati, banchetti improvvisati, farmacie e store online, facendosi pagare quei beni a caro prezzo. E approfittandosi delle esigenze primarie di cittadini e soldati.

 

È la denuncia coraggiosa di Alya Anistrat, volontaria ospedaliera ebrea ucraina che presta il suo servizio al fronte, alle dipendenze del terzo battaglione dell'esercito volontario ucraino, a Severodonetsk nella regione di Lugansk, distribuendo aiuti e svolgendo opera di sostegno umanitario. La "incontriamo" in una conversazione su Google Meet, segnata dal suono delle sirene antiaeree in sottofondo. In cui lei, con tenuta militare addosso e bandiera ucraina in bella vista, ci racconta cosa accade non appena gli aiuti arrivano nelle città ucraine dove dovrebbero essere distribuiti.

 LA DENUNCIA
«C'è una diffusa corruzione di Stato», denuncia Alya, «non a livello del presidente ucraino e del suo governo che non conoscono il fenomeno, ma a livello di governatori di regione, di sindaci e di polizia, che ricevono gli aiuti e poi li cedono in parte a commercianti e rivenditori, spartendosi a metà il ricavato della vendita. A finire sul mercato nero è ben il 30% degli aiuti umanitari. Mi riferisco in particolare alle regioni di Dnipropetrovs' k, Zaporizhia e Donetsk. In questi giorni, ad esempio, sono arrivate nella regione di Dnipropetrovs' k 320 tonnellate di aiuti a bordo di un treno. Questo materiale umanitario è stato consegnato al governatore della regione. Subito dopo una parte consistente di questi alimenti è comparsa in supermercati, mercatini, e nella rivendita online».

 

A indicare la loro provenienza sono in alcuni casi diciture esplicite, presenti ad esempio su cibo in scatola e pasta, che li presentano come "aiuti umanitari" e merce "non in vendita"; in altri casi, figurano codici identificativi, utili a tracciare la merce e renderla riconoscibile come oggetto di donazione. Ovviamente chi rivende questi alimenti ci specula su, mettendoli in commercio a un prezzo molto maggiore di quello di mercato. «Le faccio l'esempio dei cioccolatini, piccolo aiuto umanitario per i militari», ci dice Alya. «Dopo essere stato consegnato ai governatori delle regioni che ho citato prima, il 30-40% è sparito e poi è stato venduto con tanto di marchio militare a un prezzo più alto. E cioè a quello del dollaro e non della gryvnia, moneta locale ormai svalutata. O pensiamo alla pasta arrivata sempre grazie allo sforzo mondiale di solidarietà: sugli scaffali si trova a un costo equivalente a 2 euro al chilo, il doppio del normale prezzo». Ennesima batosta se si considera che anche il costo del sale, sì prodotto in Ucraina ma razionato dopo la distruzione della principale fabbrica salina del Paese, è arrivato alla cifra folle di 3 euro al chilo.

Ma non è solo sul cibo "umanitario" che governatori e rivenditori locali lucrano. Forse ancora più odiosa è la corruzione e l'annessa speculazione relativa a farmaci e dispositivi sanitari. «Una percentuale del 30% viene rivenduta sui mercati neri e nelle farmacie. Mi riferisco soprattutto a presidi medici di prima necessità come siringhe e flebo», nota la volontaria ucraina. Così finisce che, essendo consegnati e venduti altrove, «c'è carenza di questi strumenti e di medicinali sulla prima linea del fronte. I medici che portano via i feriti soffrono la mancanza di questi mezzi primari di cura proprio per questi problemi di corruzione. Se gli ospedali sono messi abbastanza bene, perché riforniti direttamente dal governo, le strutture ospedaliere al fronte sono messe malissimo».

 


 

PREZZI ESAGERATI
La speculazione, in realtà, precede il momento della consegna a cittadini bisognosi. Si verifica già nel momento dello spostamento del materiale umanitario dalla frontiera con i Paesi occidentali alle città ucraine in cui è destinato. Gli incaricati del trasporto speculano sul servizio, facendosi pagare dalle stesse persone che dovrebbero ricevere gli aiuti. «Quelli che portano gli aiuti umanitari, autisti e proprietari del camion, chiedono un prezzo esagerato, 3.000 dollari ogni 20 tonnellate di merce. Per pagarli, i volontari sono costretti a raccogliere i soldi sia dai militari che dai civili destinatari degli aiuti. In pratica, questi ultimi fanno una colletta e pagano di tasca propria». A questo danno si aggiungerà poi la beffa del veder scomparire parte degli aiuti sul mercato nero...

Il tutto avviene nell'inconsapevolezza e non colpevolezza del governo di Kiev, nell'impotenza dei donatori occidentali («l'unico modo per controllare la destinazione degli aiuti sarebbe sistemare delle cimici all'interno dei camion di trasporto», nota Alya) e nell'indignazione rabbiosa e insieme nell'accettazione sofferta della popolazione ucraina, dell'esercito e dei volontari. «La gente ha paura a parlare di queste cose», avverte amaramente Alya. «Se i cittadini iniziassero a protestare contro i governi regionali, poi rischierebbero di non ricevere neppure quanto resta loro a livello di aiuti umanitari». Ma non mancano casi di eroismo individuale, come appunto quello di Alya: «Sono tre mesi che denuncio questo scandalo», ci dice. «E per questa ragione corro grandi pericoli, ho subito perfino una perquisizione della polizia. Ma non ho paura delle conseguenze: sono una persona onesta e voglio che tutto il mondo sappia ciò che succede. Se io sto zitta, anche gli altri non diranno nulla e tutto questo continuerà». Qualcosa però si muove. Nella regione della Poltava, a Nord-est dell'Ucraina, sono in corso delle indagini di polizia a livello di amministrazione locale sul furto e l'uso improprio di aiuti umanitari. L'auspicio è che sia il primo passo per porre fine a questo abuso. E per consentire a tutto il mondo di continuare a donare, come è giusto che sia, in nome del Bene, sapendo che gli aiuti arriveranno alla giusta destinazione.

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