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Donald Trump? "Si dice che...": il piano segreto, terremoto politico

 Donald Trump

Carlo Nicolato
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Donald Trump si ripresenterà dunque alle presidenziali del 2024. Sarà uno dei pochissimi presidenti sconfitti a tentare il ritorno politico, ma a essere rieletto dopo un giro a vuoto è riuscito solo a Grover Cleveland, alla fine del 19° secolo, dopo una campagna elettorale estremamente polarizzata. Sarà certamente anche il caso di Trump contro Biden se mai il primo dovesse passare le forche caudine delle primarie e se mai il secondo non dovesse cadere vittima degli anni che inesorabilmente passano. Stando così le cose nessuno tra i Dem potrà dire di no a un secondo tentativo dell'attuale presidente, il che per assurdo potrebbe essere proprio la chiave della vittoria di Trump.

Dare infatti il tycoon per morto, politicamente parlando, è un errore madornale che i Dem potrebbero pagare amaramente. Il fatto che abbia perso le elezioni di midterm scegliendo dei candidati scadenti non vuol dire che lui sia scadente o che sia cotto. Il "cotto" semmai è dall'altra parte, specie tra due anni. La sola incognita per Trump è passare le primarie, perché se va allo scontro con Biden rischia di mangiarsi il futuro 82enne in un boccone. Le elezioni di midterm hanno infatti dimostrato che l'America non è affatto cambiata dal 2016 quando Donald vinse le elezioni e si insediò alla Casa Bianca. La stessa divisione netta si era presentata anche alle elezioni successive dove ha perso, ma non è affatto stato stracciato. A queste ultime il quadro è rimasto immutato con i due partiti che si sono divisi le due Camere con vantaggi risicatissimi.

 

Eppure in questi due anni Trump è stato sottoposto alle accuse più svariate, «ho il record dei mandati di comparizione, sono come Al Capone» ha detto l'altra notte presentando la sua candidatura. A cominciare dalla rivolta del 6 gennaio per finire con quella relativa ai documenti segretissimi e importantissimi che si è portato via dalla Casa Bianca. Prima ancora era stato bombardato con il Russiagate, con i Dem che mai avevano accettato la sua elezione proprio come lui non ha mai accettato l'elezione di Biden successiva.

L'elettorato pro Trump ha retto, non ha fatto una piega, i suoi hanno continuato imperterriti a votarlo e anche la gran parte dei repubblicani meno convinti lo ha fatto turandosi il naso. Un vantaggio che altri candidati del Gop più presentabili e decisamente meno avversati dall'establishment non ebbero neanche lontanamente. Pensiamo a McCain o Romney, disintegrati rispettivamente da Obama 1 e Obama 2.

Certo, c'è una parte dei Repubblicani che non ne può più, che vorrebbe si torni a una politica meno urlata e divisiva, e per questo si aggrappata alla netta vittoria di DeSantis in Florida. I giornali ci hanno sguazzato, hanno pompato una rivalità, quella tra il governatore e l'ex presidente, che è più generazionale che reale. Il fastidio di un politico anziano che vede minacciatala sua posizione dal giovane che avanza. Ma è stato lo stesso DeSantis a stemperare i toni della presunta rivalità non abboccando all'amo della stessa, lasciando che gli altri parlassero e dicessero cose che lui non ha mai detto. Nessun riferimento a Trump dunque, anche perché è ancora tutto da dimostrare che DeSantis sia un candidato capace di vincere al di fuori della Florida.

 

Il fatto che abbia portato dalla sua l'elettorato ispanico di quelle parti non significa che sia in grado di conquistare il voto dei contadini dell'Ohio o degli operai della Carolina del Nord, tanto per citare due dei più classici "swing states". DeSantis poi si è riconfermato governatore usando metodi alla Trump, come l'invio degli immigrati a Martha' s Vineyard, o come le leggi varate contro le teorie gender a scuola o la teoria critica della razza.Alcuni di questi temi Trump li ha ribaditi ancora l'altroieri, sottolineando peraltro che con lui la guerra in Ucraina non ci sarebbe mai stata. Vista l'età attuale, 44 anni, è molto più probabile quindi che alle prossime presidenziali DeSantis si accodi a Trump per formare un ticket che Biden con la Kamala di turno difficilmente batterebbe. Sarebbe il trampolino di lancio per lo stesso governatore che all'alba dei 50 anni, nel 2028, potrà giocarsi con ben altre prospettive le sue carte come candidato presidente. Nel frattempo Trump si consolerà leggendo i soliti giornali che lo danno per finito e certamente perdente. La mattina delle elezioni del 2016 il New York Times dava Hillary Clinton vincente al 99%, poi sappiamo tutti com' è andata a finire. 

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