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"Hitler servirebbe ancora". Choc: Adolf eroe di arabi e rossi

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Maurizio Stefanini
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Hitler ci ha lasciati prematuramente: aveva ancora molto da fare». La considerazione viene da Alberto Aranguibel: deputato venezuelano del chavista Partito Socialista Unito del Venezuela (Psuv), il partito di Maduro. Quel Nicolas Maduro che Putin continua a invitare a Mosca, che sta montando tensione con la Guyana apposta per provare a far rialzare i prezzi del greggio nell’interesse anche di Mosca, che ospita militari russi, che non è stato uno dei pochissimi Paesi all’Onu a non votare regolarmente contro le condanne a Mosca dopo l’invasione solo perché al Venezuela hanno tolto il diritto di voto all’Onu per morosità nei pagamenti. Aranguibel è deputato per lo stato di Miranda, è membro della Commissione Permanente del Potere Popolare e della Comunicazione, ed è molto attivo sui social media, dove pubblica messaggi pieni di odio contro Israele e dove spesso retwitta se stesso. 

«GENOCIDIO A GAZA»
Su X ha appunto scritto: «Hitler non meritava di abbandonare la vita così prematuramente; Aveva ancora molto da fare con la sua grande opera a beneficio dell'umanità. Oggi lo sappiamo quando vediamo l'atrocità del genocidio di Israele contro il popolo palestinese». E a un utente che lo invitava a riflettere su quanto aveva scritto ha risposto: «vai e dai un figlio a Netanyahu e poi suicidati. Sarà la tua più grande conquista nella miserabile vita fascista che desideri, cretino». Un estimatore di Hitler che dà del fascista a chi glielo rimprovera! Il 24 dicembre scriveva: «Ciò che dicono oggi i media filosionisti e filo-imperialisti, giustificando il genocidio israeliano contro il popolo palestinese, non fa altro che confermare che ciò che Hitler ha fatto ieri contro gli ebrei era corretto. Non c’è altra lettura». Questo giovedì ha anche ritwittato la risposta di un utente che recitava: «Totalmente d'accordo. Gli ebrei sono nemici del mondo». «Quando da sinistra rivendicano il più grande odiatore della storia, è chiaro che l’odio è ambidestro. E l'obiettivo comune è l'ebreo», ha commentato la sede latinoamericana del Centro Simon Wiesenthal.


Non è una cosa del tutto nuova, peraltro. Fascismo e nazismo nacquero con l’asserito obiettivo di fermare il comunismo. Ma a un certo punto Stalin e Hitler si allearono, e dalla firma del Patto Molotov-Ribbentrop, 23 agosto ’39, all’inizio dell’Operazione Barbarossa il 22 giugno 1941 Terzo Reich e Urss collaborarono prima per attaccare la Polonia, poi per spartirsi il resto dell’Europa Orientale. E avrebbero continuato, se non fosse stato proprio Hitler a cambiare idea. Attenzione che ad esempio i comunisti francesi dopo l’entrata in guerra per difendere la Polonia si misero a sabotare lo sforzo bellico, e Maurice Thorez, segretario del partito dal 1930 al 1964, nel 1939 fu addirittura condannato per diserzione, prima di decidere di passare alla Resistenza subito dopo l’attacco tedesco all’Urss. Una storia significativa è pure quella che Margarete Buber-Neumann raccontò nel suo libro del 1948 Prigioniera di Stalin e Hitler: comunista tedesca esule in Urss e finita vittima delle purghe staliniane, tra 1938 e 1940 fu detenuta nel gulag di Karakanda, in Kazakistan. In seguito, però, dopo il patto Molotov-Ribbentrop Stalin ne fece un grazioso regalo a Hitler, e lei finì al 1945 nel lager di Ravensbrück. Anche il Partito Socialista del Reich, partito neonazista creato nel 1949 e messo fuori legge in Germania Ovest nel 1952, era un partito che prese sotto banco soldi dall’Urss, e questo tipo di utilizzazione spregiudicata di elementi di estrema sinistra e estrema destra assieme è stato poi riciclato alla grande da Putin, che ha scientemente favorito la crescita del fenomeno detto rossobrunismo.


Ma poiché qua si parla di filo-hitlerismo filo-palestinese, non si può non ricordare la figura di Muhammad Amin al-Husseini: il Gran Mufti di Gerusalemme che fu il primo grande leader della mobilitazione palestinese contro gli ebrei, a partire dai pogrom di Gerusalemme del 1920 e di Hebron del 1929. Per ciò si alleò con la Germania nazista, facilitando ad esempio il reclutamento di musulmani nelle formazioni internazionali delle Waffen-Ss, che avrebbero dovuto portare la Shoà in Palestina se Rommel avesse vinto a El Alamein.

BEST SELLER
Al-Hussein non fu neanche l’unico leader di sinistra e/o terzomondista ad allearsi con l’Asse per combattere il colonialismo dei Paesi Alleati. Nella lista abbiamo ad esempio il giovane Gamal Nasser, il leader indiani Chandra Bose, l’indonesiano Sukarno o il birmano Aung San. Gli asiatici però non ebbero occasione di essere anche antisemiti, e il padre di Aung San Suu Kyi a fine guerra fece pure in tempo a passare con gli Alleati. Più in profondità il modello del Terzo Reich operò nella genesi di partiti arabi come il Baath degli Assad e di Saddam Hussein, anche se ci fu anche una influenza sovietica e ovviamente la simpatia per Hitler fu oggetto di accurata cancellazione. Senza contare che il Mein Kampf è best-seller nel mondo arabo, oltre che in Turchia e in India

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