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Strage a Mosca, le tesi dei complottisti: nazisti, Cia e galline

Andrea Tempestini
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In un mondo che tutt’oggi offre terreno fertile a chi sostiene che le Torri Gemelle, gli Usa, se le siano abbattute da soli, immaginate che ramificazione di complottismi possa innescare, a caldo, la strage alla Crocus City Hall di Mosca. Partiamo dai fatti, che si riducono a una rivendicazione, quella stringata - di Isis-k: «Miliziani dello stato islamico hanno attaccato un grande raduno alla periferia di Mosca e poi si sono ritirati sani e salvi nelle loro basi». La rivendicazione – poi ribadita e irrobustita con le foto dei quattro «combattenti» – regge: le cellule cecene, tra il 2014 e il 2016, furono tra le più brutali del Califfato. Ma soprattutto l’attacco alla sala concerti potrebbe essere una vendetta sanguinaria per l’intervento in Siria e nel Sahel, oltre che per le recenti operazioni dell’Fsb in Inguscezia proprio contro Isis.

 

PARANOIA
Qui i fatti si esauriscono e si entra nel regno paranoico e strumentale dei complotti. Il principale, di fatto, è quello alimentato dal Cremlino stesso: sono stati gli ucraini. A deporre a favore della tesi prediletta da Putin - emblematico il passaggio del discorso di ieri in cui il teorico della «denazificazione» sosteneva che i terroristi «hanno ucciso come facevano i nazisti»- il fatto che i componenti del commando stessero fuggendo verso Kiev: lo rivela Mosca, lo conferma Putin e lo confessa uno dei presunti terroristi, ripreso tremolante e malconcio nel bel mezzo di un interrogatorio sommario celebrato in mezzo al fango (un video diffuso da canali contigui al Cremlino). Mettiamoci poi le parole di Podolyak, consigliere di Zelensky, ancor prima della rivendicazione Isis: «Noi non c'entriamo». E siccome nell’universo complottardo la prima gallina che canta ha fatto l'uovo... sono stati sempre gli ucraini.

E chi c'è dietro Kiev? Gli Stati Uniti, of course. La mano che muove gli attacchi è anche - o esclusivamente - a stelle e strisce. Il principale argomento a favore della cospirazione, oltre all'ovvia smentita della Casa Bianca circa ogni coinvolgimento, è l'alert diffuso lo scorso 7 marzo dall'ambasciata Usa in Russia: «Estremisti hanno piani imminenti per prendere di mira grandi raduni a Mosca, concerti inclusi».

Eccola, la pistola fumante. Pistola poi mostrata al mondo da Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo: «Alcune reazioni a ciò che è accaduto al Crocus sollevano interrogativi, per esempio i commenti di Washington, che afferma di non aver prove del coinvolgimento degli ucraini nell'attacco. Cosa spinge i funzionari americani a trarre conclusioni nel bel mezzo della tragedia?». Semplice, per Zakharova: il fatto che gli stessi Usa siano coinvolti nella trama. Di sicuro, però, c'è che il Cremlino sfrutterà tali postulati per alzare la posta in gioco e l'intensità dell'offensiva in Ucraina.

Arriva alle medesime conclusioni - l'attentato serve a Mosca per un’escalation contro Kiev - chi parla con disinvoltura di false flag, di un'operazione sotto falsa bandiera tutta russa: nascondono i veri mandanti (Putin) per incolparne altri (Zelensky). Tra chi ha sfiorato l'ipotesi, lo stesso Podolyak. Insomma - non solo nei bassifondi social – in molti rilanciano la teoria dei russi contro i russi. «Lo storytelling della denazificazione adesso si trasformerà in lotta ai terroristi ucraini e quindi giustificherà l’invio di altri 300 mila soldati», scriveva ancora Alex Orlowski, autoproclamatosi «esperto di disinformazione russa». Putin, aggiungeva, «ha bisogno di 300mila uomini e il permesso della Duma per dichiarare lo stato di guerra»: l'attentato, in sintesi, un mezzo per raggiungere il fine.

TUTTO TORNA
E se fosse stato davvero l’Isis? Anche in questo caso per i signori del complotto la decostruzione della realtà è intuitiva: Isis è una creazione degli americani. Una conferma in tal senso arriva sempre da Zakharova: «Sappiamo in quale paese questi sanguinari bastardi», i terroristi del Crocus, «volevano nascondersi: l'Ucraina. Lo stesso Paese che l'Occidente», ovvero gli Usa, «ha trasformato in un centro di diffusione del terrorismo». Et voilà, tutto torna.

Chiudiamo la rassegna con un dato di fatto, per nulla trascurabile. Nella notte successiva all'attentato la tv russa NTV ha proposto un video in cui Oleksiy Danilov, Segretario del Consiglio di sicurezza ucraino, confermava il coinvolgimento di Kiev nella mattanza. Ma era un falso. Buon complotto a tutti.

 

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