Londra nella palude: decrescita e migranti. E Farage fa il boom

di Carlo Nicolatovenerdì 29 agosto 2025
Londra nella palude: decrescita e migranti. E Farage fa il boom

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Nel secondo trimestre dell’anno il Pil britannico è cresciuto dello 0,3%, cioè è rallentato rispetto allo 0,7% del primo trimestre. Una circostanza che potrebbe allarmare ma che il governo laburista ha salutato con grande soddisfazione visto che si aspettava uno 0,1%. Le previsioni di crescita per l’anno in corso rimangono all’1,1%, in ribasso anche queste rispetto al più ottimistico 1,6% che il Fondo Monetario Internazionale aveva calcolato inizialmente. Il debito pubblico è più o meno stabile al 96% del Pil, il quinto più alto del mondo sviluppato, mentre il deficit di bilancio è del 4,8% del Pil. La disoccupazione preoccupa, è raddoppiata rispetto a inizio anno ed è al massimo dal 2021, ma è comunque al 4,7%, fanno sapere i laburisti, una percentuale ancora accettabile in una grande economia.

Tali numeri ci raccontano della grande stagnazione economica che sta vivendo il Regno Unito da qualche anno, ma ci dicono poco o nulla della vera crisi che si sta acutizzando ogni anno che passa. Una crisi che è più sociale e di identità che economica, dovuta agli stipendi che sono sempre più inadeguati rispetto al rincaro dei prezzi, a un sistema sanitario che fa acqua da tutte le parti, a uno pensionistico in crisi con una riforma appena varata dei laburisti che prevede una crescita dell’età pensionabile fino a 68 anni e un’opzione fino ai 70, e a un’insicurezza diffusa. Insomma, un calo drastico dello standard di vita. Una recente ricerca ha stabilito che i livelli di multistress in Gran Bretagna sono ai massimi dagli anni della crisi post sub -prime, che un adulto su 10 in età lavorativa si destreggia tra reddito basso e debiti, affitti insicuri ed elevati, nonché problemi di accesso alle cure del NHS, la famigerata sanità pubblica.

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Anche l’immigrazione sta avendo un ruolo fondamentale nel senso di insicurezza e spaesamento degli inglesi. Secondo un’altra ricerca Opinium (per The Observer) il sistema sanitario nazionale rimane la preoccupazione principale per i cittadini con il 55%, ma subito dietro al 49% c’è l’immigrazione con un aumento di 7 punti rispetto a maggio. Segue al 45% l’economia, che fino a poco tempo fa era il cruccio principale. Non devono sorprendere dunque lo sventolio in questi giorni di bandiere nazionali con la croce di San Giorgio per le strade, le proteste sotto gli alberghi dove vengono ospitati i richiedenti asilo, le cicliche manifestazioni e soprattutto la crescita esplosiva nei sondaggi di Reform. Il partito di Nigel Farage, da inizio anno primo nei sondaggi di opinione, ha appena proposto un piano di espulsione di massa di oltre 600mila richiedenti asilo, che prevede arresti, detenzioni in basi militari in disuso e rimpatri anche in Paesi ritenuti non sicuri.

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