Libero logo

Così è finito il falso mito del paese perfetto

di Mario Sechivenerdì 2 gennaio 2026
Così è finito il falso mito del paese perfetto

2' di lettura

Non ho mai creduto al luogo fiabesco, al Paese perfetto, allo Stato ordinato, alla linda, pacifica, neutrale Svizzera. La tragedia di Crans -Montana non brucia un mito, perché semplicemente non esiste. Ci saranno le solite indagini (dopo), le parole severe (dopo), la giustizia elvetica farà il suo corso (dopo), ma proviamo (adesso) a ricostruire la sequenza dei fatti e immaginiamo di essere altrove: la notte di San Silvestro centinaia di giovani vanno a festeggiare l’arrivo del nuovo anno; si danno appuntamento in gruppi di amici in un bar famoso per le sue feste, si beve e si balla; il bar ha un piano inferiore colmo di persone che vi accedono da una sola scala che la polizia locale ha (dopo) definito «angusta», non ci sono altre vie d’uscita (appurato dopo); è consuetudine del locale (come mostrano gli spot promozionali, prima) accendere delle candele pirotecniche infilate sul collo di una bottiglia di champagne; il soffitto di legno s’incendia, il fuoco si propaga in pochi secondi, come se quel legno fosse stato trattato con prodotti infiammabili (un ceppo non arde con tale facilità, a meno che non venga “aiutato” a bruciare, lo sa chiunque abbia acceso un falò); le fiamme si estendono rapidamente fino a provocare delle esplosioni; il bar in quelle condizioni di totale insicurezza diventa una trappola mortale.

Se fosse accaduto in Italia, oggi avremmo titoli a caratteri cubitali sulla mancanza di controlli (prima), sul rilascio delle autorizzazioni di agibilità (prima), sulle regole violate (prima e dopo), sui soliti italiani che vivono nell’illegalità, ma tutto questo scempio che ha prodotto un’orrenda carneficina è successo nella rigida, inappuntabile, irreprensibile Svizzera. «Un incidente», commenta chi indaga.

E parte con il piede sbagliato, non chiama le cose con il loro nome, perché dietro l’apparenza, svoltato l’angolo del «paradis de luxe», c’è la realtà: il disordine, l’imprudenza, la sciatteria, il tran tran del denaro che fa lo slalom sui 140 chilometri di piste innevate, l’idea che «tout va bien» sempre perché Crans -Montana è «très chic» e nulla può accadere perché questo è il regno dell’elegante ipocrisia. L’anno è partito con la verità: c’è l’inferno nel paradiso della Svizzera.