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Moscovici va a fare danni alla Corte dei Conti europea

di Mauro Zanonsabato 3 gennaio 2026
Moscovici va a fare danni alla Corte dei Conti europea

2' di lettura

Pierre Moscovici ce l’ha fatta di nuovo. L’ex ministro delle Finanze del socialista François Hollande, ricordato per i conti allegri e i bilanci in disordine, è diventato ieri il nuovo presidente della Corte dei conti europea, il tempio della vigilanza finanziaria, che ha sede a Lussemburgo. Succede all’irlandese Tony Murphy, in carica dal 2022. Presidente uscente della Corte dei conti francese, che ha guidato per cinque anni, Moscovici torna dunque nel cuore dell’Ue, dopo il suo passaggio da Commissario per gli affari europei e monetari sotto la presidenza Juncker (2014-2019). E lo fa approdando nell’istituzione che si presenta come «la custode delle finanze pubbliche». La Corte dei conti europea è infatti l’organo di controllo finanziario dell’Unione europea.

Fondata nel 1977, controlla la corretta gestione dei fondi Ue e contribuisce a migliorare la gestione finanziaria dell’Unione. Ma perché affidarla a chi con la disciplina dei conti pubblici ha sempre avuto un rapporto piuttosto creativo? Da ministro Moscovici ha rappresentato la Francia dei deficit cronici, dei parametri europei sistematicamente sforati e delle ramanzine di Bruxelles regolarmente ignorate. Parigi prometteva, prometteva, prometteva e puntualmente sforava ai tempi di Moscovici, l’incarnazione della dottrina del rinvio permanente. Da commissario europeo per gli Affari economici e monetari, inoltre, era un habitué delle lezioncine all’Italia.


Nel 2018, disse che Parigi, a differenza di Roma, poteva sforare la regola del 3% di deficit/Pil, che l’Italia «era un problema per l’Europa», mentre la Francia un modello virtuoso (sic). Ma a Bercy, sede del ministero dell’Economia, se lo ricordano come uno dei peggiori ministri delle Finanze della storia della Quinta Repubblica, uno di quelli che ha ampiamente contribuito alla situazione attuale. E pensare che prima della nomina di Sébastien Lecornu il suo nome era circolato come potenziale primo ministro. Anche alla Corte dei conti francese, dove è stato parcheggiato nel 2020, il suo passaggio viene ricordato con un certo imbarazzo. Un «bilancio grigio», lo definiscono gli addetti ai lavori: niente scandali clamorosi, ma neppure quel rigore che ci si aspetterebbe da chi dovrebbe controllare la spesa pubblica della nazione. Al suo arrivo alla Corte dei conti francese, l’ex ministro socialista aveva già annunciato la sua ambizione di far conoscere il lavoro dei magistrati transalpini in Europa. «A partire da quest’estate (2020), visiterò le istituzioni europee, a cominciare dalla Commissione europea e la Corte dei conti europea», aveva affermato nel suo primo discorso. Si salvi chi può, commenta la maggior parte degli osservatori.
Installato da ieri nel suo nuovo ufficio lussemburghese a due ore e mezza da Saint-Germain-des-Prés, il quartiere della Parigi letteraria dove ha le sue abitudini, Moscovici ha detto al Monde che non vuole essere dimenticato. «Non vado in pensione», ha dichiarato al quotidiano parigino, promettendo di intervenire, in un modo o nell’altro, nel dibattito pubblico francese, come «cittadino libero» che «si interessa alla vita del suo Paese». Moscò, come è soprannominato, pensa già alla prossima poltrona.