«Non è stata una disgrazia, semmai una tragedia che si poteva evitare». In questi giorni abbiamo imparato a conoscerlo: Gian Lorenzo Cornado, l’ambasciatore italiano in Svizzera, è uno abituato a parlar schietto. Non grida, non fa polemica: però dice le cose come stanno. Sarà l’aria di montagna, sarà che le notizie seguitano ad accavallarsi, che quel che è certo arriva ancora a spizzichi: ma è inutile, adesso, cinque giorni dopo l’inferno, continuare a girarci attorno. A Crans-Montana c’è una fiumana di persone che marcia silenziosa. Rimangono il dolore, lo strazio, il sentimento di comunità. Tuttavia questo è il tempo delle prime considerazioni.
Sì, d’accordo: le indagini ufficiali spettano alle autorità elvetiche (e infatti, in un’intervista che fa presto il giro dei 26 cantoni, Guy Parmelin, ossia il presidente della Confederazione, ammette che «dobbiamo chiarire tutto, il più rapidamente e accuratamente possibile»). Però è vero pure che quella tragedia di proporzioni infami ha scosso l’animo di tanti, di tutti. Nel Vallese e fuori. In Italia (uno dei Paesi più colpiti), in Francia (da dove vengono di due proprietari del Constellation), in Belgio.
I parenti delle vittime "Noi orgogliosi dell’Italia"
«Per favore, fai sapere che io non mi sono mai interessata di politica ma che non sono mai stata così orgog...«Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia», dice Cornado, «sarebbero bastati un po’ di prevenzione e un minimo di buon senso». Sottotesto: al netto delle inchieste, delle verifiche, dei sacrosanti faldoni che dovranno seguire le procedure dell’ordinamento di Berna (perché è giusto così e ci mancherebbe e saranno loro a scrivere l’ultima parola dato che la giustizia dei tribunali non è quella che impropriamente si fa sui social o nel corso di una dichiarazione alla stampa), quel che è successo è sotto gli occhi di chiunque abbia visto i brevi video messi in rete nei dì passati. Le “fontanelle”, gli sparkler, quei mini-bengala accesi a mo’di candela sopra delle bottiglie di champagne dentro un locale tappezzato di legno dalle travi del tetto alle seggiole del bancone, che avrà pure passato tutti i controlli (come sostengono i Moretti, i suoi gestori) ma che se fosse stato aperto qui, diciamo sul versante opposto delle alpi, avrebbe dovuto essere dotato di ben diversi sistemi di sicurezza.
E infatti: «Un locale notturno che permette ai camerieri di andare in giro con queste bottiglie scintillanti e con ragazze che salgono sulle loro spalle fino a toccare il soffitto è qualcosa di irresponsabile e incosciente. L’incendio è stato appiccato così, su del materiale infiammabile. E si è propagato a una velocità inaudita. In cinque minuti si è consumata la tragedia». Ancora: «Bisogna capire se sono stati fatti dei lavori dopo le ispezioni che avevano dato esito negativo e se erano riferiti al bar o alla discoteca». E poi: «A quanto pare non c’era personale di vigilanza, non c’erano estintori né uscite di sicurezza. Le regole in Svizzera ci sono e sono in gran parte rispettate, questa è stata una drammatica eccezione».
Mette in fila i fatti, l’ambasciatore, e ha il pregio di essere preciso. Anzi, ha il merito di dire pubblicamente quello che un po’ tutti pensano: «È doloroso e struggente», prosegue, «la magistratura si sta adoperando per fare chiarezza stabilendo le responsabilità non soltanto a livello dei gestori ma anche del Comune e di chi ha fatto le ispezioni poiché hanno detto che era tutto in regola. Va chiarita ogni cosa. I famigliari delle vittime ma che noi abbiamo il diritto di sapere». È un punto chiave, questo. Con centinaia di ragazzini coinvolti, con una cinquantina di morti e mamme e papà che piangono e che per ore non hanno capito nemmeno dove fossero i loro figli, con un paesino sconvolto, devastato, sfregiato da quel rogo divampato nel pieno della notte più festeggiata dell’anno, con gli occhi di mezzo mondo puntati addosso: che si torni presto alla normalità, a Crans, non lo crede nessuno, che però su quanto accaduto sia necessario scavare, spiegare, identificarne le colpe è tutt’altra faccenda.
Crans-Montana, il costo del Capodanno nel bar della morte: la scelta dei proprietari
La serata di Capodanno al locale Le Constellation di Crans-Montana, teatro della tragica strage in cui hanno perso la vi...«Il Municipio non ha adottato un approccio permissivo nell’ispezione dei bar» si difende, nelle stesse ore in cui Cornado esprime i suoi legittimi ragionamenti e la cittadina di 11mila abitanti si stringe attorno alla messa solenne che ricorda l’eccidio del primo gennaio, il sindaco del paesino, Nicolas Féraud (nel Canton Vallese sono i Comuni i responsabili dei controlli antincendio e le verifiche devono essere annuali: ma Jacques Moretti ha dichiarato, durante il suo primo interrogatorio il giorno dopo la strage, che il suo pub era stato ispezionato «tre volte in dieci anni» e che aveva passato tutti i vagli). Tra l’altro Féraud ha appena annunciato la sua intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento penale contro i Moretti. Beatrice Pilloud, infine, cioè la procutarice vallese, specifica che «non sono state disposte misure coercitive nei confronti degli indagati», si riferisce proprio ai Moretti che sono accusati di omicidio colposo: «Non sono attualmente soddisfatti i criteri per la custodia cautelare», compreso il pericolo di fuga, anche se «l’indagine è in corso per accertare eventuali altre responsabilità penali».




