Caro direttore, consenta di affrontare la questione Maduro da un angolo visuale un po’ diverso da quelli dai quali è stato trattato finora. A Monte, in una chiave del tutto teorica, fondata però su principi etico-politici ben definiti, dovrebbe esserci una organizzazione internazionale dotata di una propria struttura politico-militare in grado di intervenire qualora i suoi massimi livelli direttivi decidano che si è davanti a inaccettabili violazioni delle norme del diritto internazionale.
Così avrebbe dovuto funzionare la società delle Nazioni negli anni ’30 e altrettanto dovrebbe fare l’Onu dagli anni ’40 in poi. Per ragioni che sarebbe troppo lungo qui ricostruire, entrambi queste organizzazioni internazionali hanno fallito. All’Onu il marcio sta già nella testa: nel consiglio di sicurezza, con potere di veto, ci sono nazioni quali la Russia, che ha sempre avuto una guida totalitaria, sia ai tempi del Pcus, di Stalin e di Breznev, sia adesso con la Russia unita di Putin, che ne hanno combinate di tutti i colori sul terreno della violazione della legalità internazionale (Berlino Est nel 1953, l’Ungheria, Praga, la stessa Polonia, e adesso prima la Crimea e poi l’aggressione alla Ucraina).
Le cose non si sono fermate lì: a Srebrenica le truppe olandesi dell’Onu si sono girate dall’altra parte di fronte al massacro dei musulmani, la Commissione dei diritti umani dell’Onu è stata presieduta da un iraniano. Non parliamo, poi, delle tendenze antisemite di stampo islamico, di organizzazioni dell’Onu che hanno lavorato a Gaza dando una sponda ad Hamas. C’è una totale assenza di intervento nei confronti dei crimini commessi da dittatori che dominano questa o quella nazione del mondo. Allora, per dirla ricorrendo ad un mix di provocazioni e di realismo, se capita che per ragioni buone o anche derivanti da interessi di potere e di business, un dittatore incappa in una tagliola, e per questo perde il posto e il potere, non è il caso di stare tanto a guardare per il sottile e fare gli schizzinosi.
Maduro è la versione rozza e violenta di Chavez che aveva un indubbio carisma accompagnato però da una gestione autoritaria del potere. Grazie a questo carisma, però, Chavez le elezioni le vinceva. Maduro, che invece è notoriamente un bruto, le ultime elezioni le aveva perse ma ha conservato il potere falsando i risultati grazie al suo controllo della amministrazione dello Stato.
Poi il livello di repressione del suo regime era elevatissimo sul terreno degli arresti e anche delle uccisioni. È probabile che Trump abbia agito non per limpide motivazioni liberali, ma per ragioni di potere geopolitico e di interesse. Messe così le cose, però, un’occasione del genere non può essere comunque persa e anzi va colta al volo. Ciò detto, l’Ue dovrebbe far di tutto partendo da questa operazione affinché ci siano condizioni che vengano rispettate e che il tutto non si risolva in un perverso patto di potere per cui Trump acquisisce il Venezuela, Putin l’Ucraina e la Cina Taiwan.
In secondo luogo, proprio seguendo un segnale dato da Giorgia Meloni – che sulla vicenda è stata criticata da molte anime belle – che ha aperto un colloquio con la premio Nobel Machado ha lanciato un messagio preciso: la rimozione di Maduro deve essere il punto di partenza perla piena liberalizzazione del Venezuela, a partire da nuove elezioni. Ciò detto, al netto di tutte le possibili valutazioni critiche sulla estemporaneità e sulla durezza di molte iniziative di Trump (ma non è che la Russia, la Cina e l’Iran brillino per correttezza e rispetto della legalità internazionale), per venire al nostro Paese i suoi contestatori della sinistra, non a caso guidati dal segretario della Cgil Landini adesso hanno messo insieme un mix ottimale per le manifestazioni del futuro, non solo la solidarietà per i Palestinesi, versione Hamas, ma anche la solidarietà a Maduro: ovviamente da esse è rigorosamente esclusa ogni solidarietà con l’Ucraina e con le donne e gli uomini iraniani.




