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Crans-Montana, "vallesani megalomani": Berna vuole commissariare il sindaco

di Pietro Senaldilunedì 12 gennaio 2026
Crans-Montana, "vallesani megalomani": Berna vuole commissariare il sindaco

3' di lettura

«Le scuse da sole non bastano. Sono andate storte troppe cose. C’è un prima e un dopo la tragedia, che è responsabilità dei Moretti ma anche delle autorità. Crans Montana non sarà più la stessa. È giunto il momento di porre fine agli accordi segreti e ai legami tra politica e interessi personali; questo nepotismo deve finire anche se ci conosciamo tutti». Nella composta Svizzera iniziano a volare gli stracci.

L’attacco arriva dall’ex ministra Micheline Calmy-Rey, vallesana e originaria proprio di Crans con tanto di cottage di famiglia esposto al sole, anche se trasferita da tempo in quel di Ginevra. Una socialista nel cantone più democristiano della Confederazione, minoranza sia lì sia nella sua città d’origine, governata da tre mandati dal sindaco capatàz, Nicolas Féraud, l’uomo che si è incollato alla poltrona dopo la tragedia, attualmente il più impopolare al di là ma anche al di qua delle Alpi.

La parola tecnica è “copinage”, Libero l’ha scritto fin dal primo giorno, quella cortina di consorteria che mena il torrone nella valle, avvolge il sole di nebbia e consente alle leggi cantonali di restare lettera morta, perché non avvengono i controlli. La domanda che tutti si fanno è come sia possibile che, a suon di soldi, i coniugi Moretti, dalla Corsica con pochi scrupoli, si siano comprati la fiducia e di fatto la cittadinanza di una comunità di diecimila persone che gira tutta intorno a tre cognomi, i Bonvive, i Clivatz e appunto i Rey.

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La risposta è nella domanda: i quattrini. Féraud fa l’offeso, si ritiene parte lesa, recita il ruolo di chi vuol restare al suo posto per assumersi l’intera responsabilità. In realtà confida nel copinage, nell’accuratezza e nel garantismo del sistema svizzero, che ha portato la procuratrice di Sion a procedere con il piede schiacciato più sul freno che sull’acceleratore e ad arrestare Jacques Moretti più a furor di popolo che per autentica convinzione.

Determinante è forse stato l’intervento a gamba tesa di Christoph Blocher, il Silvio Berlusconi svizzero, il miliardario che nel 1992 fondò l’Udc, il partito che da vent’anni è la prima forza politica della confederazione, un centro radicale che negli anni si è sempre più spostato a destra, in un processo inverso a quello di Fratelli d’Italia. Non più in politica attivamente, è tuttora l’uomo più influente e divisivo della Confederazione. «Sono imbarazzato. Mi vergogno della Svizzera e del sindaco Féraud» ha confessato al Corriere del Ticino, diretto da Paride Pelli, che sta seguendo in maniera capillare l’inchiesta.

La strage è diventata ormai anche una questione di politica interna. Ha suscitato un grande dibattito l’editoriale della Neue Zurcher Zeitung, il quotidiano elvetico di caratura internazionale, che ha titolato «La megalomania dei vallesani», puntando l’indice su uno dei cantoni storicamente più allergici al controllo centrali di Berna. È stata sottolineata “la spocchia” dell’amministrazione della stazione turistica, la sua eccessiva autoreferenzialità.

È lo scontro tra la Svizzera protestante-alemanna e quella latino-cattolica, la legge dello Stato contro quella della comunità, per cui ci si fida del prossimo fino a prova contraria. L’accusa a Crans è di aver fatto entrare nel clan un individuo dal passato discutibile e che non aveva le carte in regola, di non aver controllato per non intralciare gli affari suoi, che coincidevano un po’ troppo con quelli della municipalità, e di aver di conseguenza ignorato tutti i segnali premonitori della tragedia.

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Oggi a Sion riprende l’inchiesta. Crans confida nei tempi lenti, nel fatto che alla piazza è già stata offerta la testa di Moretti, ma la pressione dell’opinione pubblica potrebbe portare il governo centrale a decisioni a effetto. La macchina dei soccorsi, affidata per lo più al volontariato e che ha richiesto giorni per l’identificazione anche di cadaveri intatti e non toccati dalle fiamme, ha suscitato molte perplessità. Si ipotizza l’istituzione di un commissario governativo speciale per gestire il dopo strage, ma non è escluso neppure che Berna avochi a sé l’inchiesta penale, ponendosi al di sopra della Procura vallese. Questo richiede l’opinione pubblica elvetica e questo richiede anche la comunità internazionale.

Crans l’anno scorso è stato il luogo dove ha investito la multinazionale Vail Resort, il più grande gestore di impianti di risalita al mondo. Chi fa lo stagionale qui, può sciare gratis in decine di località sciistiche del pianeta: è un volano per attirare i turisti americani. La cronaca esige un cambio d’immagine totale, la Confederazione e gli stranieri pure.