"Capisco la rabbia delle vittime. La comprendo. Ma l'indagine accerterà la verità. E la verità aiuterà anche loro. Voglio collaborare con gli inquirenti": a dirlo Jessica Moretti, proprietaria insieme al marito Jacques del Le Constellation, il locale andato a fuoco la notte di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, non lasciando scampo a 41 persone. Intervistata dal Corriere della Sera, l'imprenditrice se la prende con i media: "Sono state dette tante bugie, troppe. Tra queste, che io sarei scappata con la cassa. Falso. Falso. Non sono mai scappata. E non scappo nemmeno ora, perché voglio la verità". Parlando di Cyane Panine, la cameriera con il casco che avrebbe inavvertitamente appiccato il rogo sul soffitto del locale sorreggendo le bottiglie con le candele scintillanti, la Moretti ha rivelato: "Mi chiamava 'tata Jessica'".
Nei giorni scorsi, i Moretti avrebbero scritto una lettera agli ex dipendenti per difendersi dalle accuse che sono state rivolte loro nell'ultimo periodo: "Abbiamo deciso di rompere il silenzio che ci è stato imposto, almeno per la durata di questa lettera. Un silenzio infinitamente pesante e doloroso. Nessuno di voi avrebbe dovuto sopportare un simile calvario. Eravate i nostri protetti e lo siete ancora. Ci assumiamo questa responsabilità senza in alcun modo cercare di scaricarvi la colpa. Nemmeno per un attimo avremmo potuto immaginare una tragedia simile. Dal 1° gennaio, abbiamo incarnato la sventura che ha colpito il Constellation. Portiamo anche il peso di coloro che non sono più con noi, in un dolore immenso". I coniugi hanno detto anche di essere stati "feriti dalle numerose voci diffamatorie diffuse" nei loro confronti dopo la tragedia.
Crans-Montana, scoppia un altro caso: la sconcertante lettera ai dipendenti
Per la prima volta dall'incendio del loro bar a Crans-Montana, Jacques e Jessica Moretti si sono rivolti a tutti i d...Oggi la Moretti ha aggiunto: "Viviamo isolati, siamo completamente soli durante le indagini. Ed era importante per noi mettere le cose in chiaro. La lettera era l'unico modo per esprimerci. Usarla ci protegge. Ed è stato un modo per dire loro che non li abbiamo dimenticati e che tutto ciò che viene detto è completamente falso". Sia lei che il marito, indagati per la strage, sono a piede libero dopo che è stata versata, da non si sa chi, una cauzione di 400mila franchi per il rilascio di Jacques.




